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Due uomini, quattro donne e una mucca depressa: da maschio a femmina

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa: da maschio a femmina

Dall’8 giugno in sala, Due uomini, quattro donne e una mucca depressa è la commedia corale di Anna Di Francisca, coprodotta da Italia e Spagna. Un piccolo paesino del sud della Spagna è lo scenario del cambiamento improvviso delle vite dei suoi abitanti.

Coproduzione italo-spagnola, Due uomini, quattro donne e una mucca depressa ha molto della Spagna e pochi rimandi al cinema nostrano. Tangibili sono, infatti, le influenze della cinematografia iberica, ad iniziare dal primo Almodóvar, non solo a livello formale, ma anche di racconto. Nel nuovo film di Anna Di Francisca, che si fece notare nel 1997 con La bruttina stagionata, la coralità della storia è il tratto distintivo di un racconto che si propone al pubblico con una certa leggerezza e spensieratezza.
Gli equilibri di un piccolo paesino della Spagna del Sud vengono stravolti dall’arrivo dello “straniero” Edoardo, compositore in crisi esistenziale e artistica che va a trovare un caro amico in occasione del suo compleanno. Suo malgrado, Edoardo (quel Miki Manojlović feticcio di Emir Kusturica) si ritrova a dirigere il piccolo coro parrocchiale, venendo in contatto con una serie di storie, pulsioni, desideri repressi e sogni ancora chiusi nel cassetto.

Alla Di Francisca va sicuramente il merito di proporre al suo pubblico una storia semplicissima, di quelle in cui non ci sono grandi sconvolgimenti, ma dove il cambiamento passa per piccoli eventi, quasi invisibili, e per piccoli scambi di battute (forse eccessivamente elementari, ma comunque funzionali). Due uomini, quattro donne e una mucca depressa, però, non azzarda molto, non va oltre quello che propone: le basi di partenza sono interessantissime, ma la Di Francisca tiene troppo tirati i freni della sua macchina e viene fuori un’opera tanto equilibrata e pulita quanto statica e trattenuta.
Di italiano, in questa piccola pellicola, c’è quello scontro tra sessi che per molto tempo ha contraddistinto la nostra cinematografia (e che ha, francamente, stancato), ma per fortuna la Di Francisca decide di proporre una sua personale visione della questione: Due uomini, quattro donne e una mucca depressa parte come un film maschile, concentrato sugli uomini che lo popolano, per poi mutare sesso e puntare i riflettori sulle sue donne e le loro apparenti debolezze, tanto da diventare loro l’emblema di quel cambiamento che sta al centro del film (ed il personaggio secondario di Irma, interpretato da Serena Grandi, ne è la dimostrazione).

Da lodare il modo in cui la regista affronta la coralità che caratterizza questo film, tanto che i suoi personaggi non finiscono per diventare macchiette, ma ognuno di loro ha il suo preciso spazio. Resta però l’amarezza di avere davanti quello che può essere considerato solo un compitino portato a termine in maniera sufficiente, con un andamento che pochissime volte (e a fatica) coinvolge chi guarda. Forse, però, se qualcuno avesse dato più spazio, più “voce” e più ascolto a quella “mucca depressa” del titolo e non l’avesse trattata solo come mero espediente sornione per catturare l’attenzione del pubblico, il risultato finale sarebbe stato molto più accattivante.

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Augusto D'Amante

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