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Un appuntamento per la sposa: della perseveranza

Un appuntamento per la sposa: della perseveranza

Presentato nella sezione Orizzonti della 73esima Mostra d’Arte Internazionale di Venezia, Un appuntamento per la sposa, il nuovo film di Rama Burshtein, si muove tra dramma e commedia romantica, raccontandoci una storia di perseveranza e fede da parte di una (futura) sposa chassidica. In sala dall’8 giugno.

C’è ancora una volta una storia di nozze al centro del nuovo film di Rama Burshtein, Un appuntamento per la sposa, nelle sale italiane a partire dal prossimo 8 giugno. Restiamo nell’ambiente ultraortodosso del chassidismo, questa volta, però, la protagonista non è una giovane esposta al volere della famiglia, ma una donna un po’ più matura e pronta a convolare a nozze con il suo amato. Fatto sta che il futuro sposo le confessa di non amarla più e quella che ha le fattezze di una tragedia, sembra non intaccare l’animo di Michal.
Forte di avere dalla sua parte Dio, Michal decide di andare avanti con i preparativi delle nozze e si dà poco più di venti giorni di tempo per trovare l’agognato sposo.

A metà tra dramma e commedia romantica, Un appuntamento per la sposa (pessima versione italiana dell’originale Through the wall) fa leva intorno a questa folle idea della sua protagonista e riesce a portare sullo schermo un’affascinante figura femminile, che difficilimente si scorda. La Burshtein, come ha fatto nel suo esordio del 2012, La sposa promessa, mette i suoi occhi non al servizio di una critica sociale orientata verso il femminismo, ma ci restituisce un resoconto che oscilla tra studio antropologico e fiction. Se vi state aspettando la versione israeliana di una qualche commedia blockbuster al femminile intrisa di situazioni grottesche o surreali, nulla è più lontano da questo genere del film della Burshtein. Di comico, in questo film, c’è poco: a parte qualche situazione improbabile, la pellicola si focalizza tutta sulla perseveranza di Michal, sulla sua fede che la porta a mettersi in gioco con tutta se stessa. Qui sta la “parete” da attraversare, come suggerisce il titolo originale: la sfida che Michal lancia a se stessa, la forza con cui vuole cambiare la sua vita, vuole darle un senso. Ma fate bene attenzione: il senso non lo dà il marito tanto cercato, quanto il percorso che Michal intraprende per arrivare al suo desiderato lieto fine.

Sorretto da una scrittura intelligente che, c’è da ammetterlo, a volte si perde in lunghi dialoghi, Un appuntamento per la sposa propone in chiave velatamente leggera una profonda riflessione sulla fede, complice anche la regia delicata. Burshtein riesce a mantenere un certo equilibrio per tutto il film, nonostante la pericolosità di alcune scene, non giudica la storia di Michal, ma ce ne restituisce lo svolgimento invitandoci a guardare oltre quanto raccontato. Sono i personaggi che, da soli, ci si svelano man mano, con le loro paure, le loro insofferenze, la loro genuina voglia di andare avanti nonostante tutto e tutti. Entriamo poco alla volta nel percorso di crescita di un personaggio femminile intrigante (a cui l’attrice Noa Koler dà volto), tanto da sentirci molto vicini a lei nel finale. Un’attesa che ci stringe il cuore, ma che, in fondo, viviamo con una forte speranza. Proprio come in un atto di fede.

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Augusto D'Amante

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