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Ritratto di famiglia con tempesta: Lacrime nella pioggia

Ritratto di famiglia con tempesta: Lacrime nella pioggia

Con Ritratto di famiglia con tempesta torna il cinema delicato e profondamente umano del giapponese Hirokazu Kore-eda. In sala dal 25 maggio.

Un bambino, due genitori separati, una nonna, rinchiusi tra le pareti di un appartamento, a fare i conti con la bufera che scuote le finestre e quella che agita i cuori. Ritratto di famiglia con tempesta è l’opera più recente di Hirokazu Kore-eda, maestro giapponese del dramma familiare, che nel 2013 si vide assegnare il premio speciale della giuria al festival di Cannes. E sempre dalla croisette arriva quest’ultima opera, non dal concorso generale ma dalla sezione Un certain regard.

La storia è quella di Ryota (Hiroshi Abe), scrittore mancato, schiavo del gioco, scalcinato detective e padre reprensibile per usare un eufemismo. Divorziato dalla moglie cerca disperatamente di ritrovare un dialogo con il figlio nonostante una vita a un passo dalla miseria gli impedisca anche solo di pagare gli alimenti. L’arrivo di un uragano però costringerà la famiglia a riunirsi nella casa della nonna (Kirin Kiki) per una notte e a fare i conti con il passato, con il presente e con un futuro quantomai incerto.

Rispetto a quello che è probabilmente il suo capolavoro, Father and son, Ritratto di famiglia con tempesta conta meno sulla forza del dramma e preferisce toccare il tasto di una delicatezza che si lascia andare qualche volta alla suggestione della commedia, preferisce affrontare con dolcezza una riflessione malinconica sul rapporto che ci lega ai nostri sogni e alla felicità che ne dovrebbe derivare. L’esaltazione tutta giapponese dell’impegno, più importante anche del risultato, è permeata da una sinfonia di note personali. Lo conferma lo stesso Kore-eda, venuto a Roma a presentare la pellicola distribuita da Tucker Film. “Negli ultimi 10 anni – spiega – ho visto morire mia madre ed è stato un lutto che mi ha segnato, e che mi ha spinto a pensare che forse non ero mai stato davvero il figlio che lei avrebbe voluto. Ma questa mancanza è stata riempita dalla nascita della mia prima figlia e in qualche modo nelle nostre vite è sempre così: riempiamo quello che è mancato con lo scorrere nel tempo. E allora, dentro di me è germogliato qualcosa di molto forte, qualcosa che vedete riflesso nelle mie ultime opere incentrate sulla famiglia.”

Un film dove non manca un forte elemento autobiografico non privo di un certo autocitazionismo. Hiroshi Abe e Kirin Kiki interpretano infatti il ruolo di figlio e madre a quasi dieci anni da quello Still Walking che fece conoscere al mondo il talento di Kore-eda. “Terminato di girare quel film ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto molto lavorare di nuovo con loro, e riproporli negli stessi ruolo”, ricorda il giapponese. “Volevo però che fossero passati un po’ di anni, che entrambi fossero invecchiati un po’. E la sceneggiatura è stata scritta pensando a loro come ai possibili interpreti”. Per la Kiki poi c’è stata anche una fonte di ispirazione molto particolare. “Il personaggio della nonna è ispirato apertamente a mia madre e anzi direi che al 50% è mia madre e al 50% è Kirin. L’attrice mi ha chiesto di poter portare in scena un oggetto di mia madre. Le ho dato un vecchio paio di occhiali e quando se li è messi per me è stata un’emozione fortissima”.

Il segreto dei drammi familiari di Kore-eda, la loro forza emozionale, sta anche nell’imperfezione dei suoi personaggi, nei tratti sgradevoli e nella dolcezza che si mescolano fino a ricreare la quintessenza dell’umanità. La passione smodata per il gioco, una vita fatta di espedienti, ma l’amore evidente per il figlio e per l’ex moglie, fa di Ryota uno dei personaggi più riusciti non solo della filmografia del giapponese ma anche del 2017 cinematografico, per un film che racconta una storia di speranza in assenza di certezze, che esalta la forza dei legami familiari e il potere di una memoria che trascende il tempo e il cinema frettoloso e spesso banale sulla quale Hollywood, ma non solo Hollywood, spesso scommette i suoi soldi.

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Marcello Lembo

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