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Cuori Puri: il candore degli opposti

Cuori Puri: il candore degli opposti

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, Cuori Puri è l’opera prima di Roberto De Paolis, in sala dal 24 maggio. Una piccola storia di periferia fa i conti con il rapporto tra uomo e divino, mostrandoci come l’incontro tra opposti sia possibile nonostante le grandi differenze.

Sono tanti gli elementi che vivono in questo primo lungometraggio di Roberto De Paolis. Cuori Puri, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e in sala dallo scorso 24 maggio, è il terreno di incontro (e scontro) tra due visioni radicalmente opposte della vita, il terreno in cui si consuma il confronto tra l’umano e il divino, tra l’apparenza e l’essenza. In una abbandonata periferia romana, con le sue strade piene di erbacce alte, con i secchioni di immondizia strabordanti, con un sole a picco che riscalda troppo, anche gli animi, le vite di Stefano e Agnese finiscono per incrociarsi dopo un inseguimento.
Agnese ha appena rubato un cellulare nel supermercato dove Stefano fa l’addetto alla sicurezza. Il ragazzo la lascia andare, conscio del fatto che metterà a rischio il suo posto di lavoro. E così, tempo dopo, i due si ritrovano in un parcheggio di un altro supermercato: lui fa la guardia al campo Rom vicino, lei fa volontariato. Sguardi, parole non dette: nell’incontro tra Stefano e Agnese ci sono tutte le premesse di una grande storia d’amore, inteso, come spiega anche il prete della chiesa frequentata dalla giovane, come la volontà di concedersi all’altro, di mettersi nei suoi panni.

Nella diversità dei due mondi descritti da De Paolis, qualcosa accomuna i suoi personaggi: sempre presente, anche se non mostrato, il peccato è ciò che separa l’essere umano dal divino. Un divino che De Paolis fa ben attenzione a non identificare solo con quel Dio tanto osannato da Agnese, sua madre e i suoi amici o tanto evitato da Stefano: qui il divino sta nel rispetto dell’altro, nel condividere con chi è diverso uno spazio. Che sia quello di un parcheggio separato con barricate da un campo Rom o quello più intimo di un letto e di due cuori che si ritrovano dopo tanto cercarsi.
De Paolis riflette sulla religione, mostrandone due visioni. Quella della madre di Agnese (Barbora Bobulova), così radicata e feroce, così incline alla punizione e alla chiusura, ma sempre nella prospettiva del “volere solo il bene della propria figlia“, e quella di don Luca (uno straordinario Stefano Fresi), che si apre al libero arbitrio, che chiede ai suoi fedeli di fare le proprie scelte in conformità alla propria essenza. Riuscendoci: emblematica è la bellissima scena in cui i ragazzi si confrontano sulla necessità di togliere o meno il crocifisso dalla stanza che stanno preparando per accogliere alcuni migranti di religione musulmana. A voi vedere come va a finire.

Se Agnese si muove tra questi due poli, Stefano vive in un territorio a metà tra l’assenza di regole e la sua – forte – moralità. Dove sta, quindi, la purezza in questa storia? Sta nei momenti in cui Agnese e Stefano sono da soli, quando i mondi di cui fanno parte non interferiscono: esplode nei sussurrati “Grazie“, nei sorrisi ingenui e nelle bugie di Agnese, negli sguardi teneri, nelle urla di rabbia e nei gesti pieni di protezione del duro Stefano. Gesti e parole che danno ulteriore linfa all’originale significato di “sacrificio“: rendere sacro qualcosa. In tale prospettiva, bellissime sono le interpretazioni di Stefano Liberati e Selene Caramazza, i due giovani attori che danno il volto a queste due figure di periferia, coadiuvati da figure di contorno che il nostro cinema conosce benissimo: Edoardo Pesce, Antonella Attili e i già citati Fresi e Bobulova.

Cuori Puri mostra le contraddizioni e i limiti quotidiani dell’essere umano nella sua tensione verso un generico spirituale, spinge ad interrogarsi chi assiste a questo dramma periferico, ma estremamente universale. Potrebbe dare l’impressione di essere troppo manicheo nel raccontare questa realtà, ma De Paolis, che inizia meravigliosamente la sua carriera da regista, è così bravo che solo lentamente arriva a svelare le tante sfumature di questa purezza.

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Augusto D'Amante

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