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Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar – Vecchi lupi di mare

Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar – Vecchi lupi di mare

Johnny Depp indossa le vesti sudicie di Jack Sparrow per Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar, quinta avventura del filibustiere più scalcinato del cinema. Dirigono i norvegesi Espen Sandberg e Joachim Rønning. In sala dal 24 maggio.

Gambe di legno, bende sull’occhio e velieri fantasma. Non è ancora il tempo di ammainare le vele per Jack Sparrow e ciurma che anzi mollano gli ormeggi per una nuova avventura. Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar è il quinto capitolo della saga ispirata a una delle più celebri attrazioni dei parchi Disney. Protagonista è sempre Johnny Depp, alla sua prima uscita in sala dopo la tempestosa separazione con Amber Heard e lo strascico di rivelazioni e polemiche che ne è seguito. Il ruolo del villain tocca a Javier Bardem mentre al timone ci sono due facce nuove, i norvegesi Espen Sandberg e Joachim Rønning, che tornano a solcare le onde dopo il successo che li ha consacrati, quel Kon-Tiki che dopo una scorreria in America racimolò un bel bottino, con tanto di Golden Globe e di nomination all’Oscar come miglior film straniero.

La mappa del tesoro stavolta porta Jack Sparrow a incrociare la rotta di Henry e Caryna (le stelle adolescenti Brenton Thwaites e Kaya Scodelario). Lui è il figlio di un vecchio alleato, lei è un’aspirante scienziata alla ricerca delle sue origini. I tre si imbarcheranno per seguire le tracce di un antico segreto, quello del tridente di Poseidone che annulla tutte le maledizioni del mare. Tra onde e marosi non mancano però i nemici, quelli vecchi e quelli nuovi, il pirata rivale Barbossa (Geoffrey Rush) e il Salazar del titolo (Bardem), flagello non morto dei filibustieri.

Passati sei anni dall’ultimo Oltre i confini del mare Jack Sparrow non perde i colpi ma neanche ne guadagna, stretto com’è in un bizzarro limbo narrativo dove pur essendo formalmente la figura centrale del film in sostanza non è altro che una spalla comica, affiancata in modo anche un po’ ingombrante ai veri protagonisti della vicenda. E così Depp, cardine inscalfibile, maschera immutabile, resta al centro del proscenio mentre i personaggi di Henry e Caryna, che di questo episodio sarebbero il fulcro narrativo rimangono figure abbozzate, condite appena da qualche luogo comune, dall’amore per un padre adorato quanto ignoto, a una ancor più generica attrazione per la scienza e per l’avventura.

Questo passaggio de La Vendetta di Salazar è sicuramente la nota più dolente dell’operazione, perché la storia imbastita dallo sceneggiatore Jeff Nathanson (Prova a prendermi) non si discosta di molto dalle tracce già svolte dai film precedenti, puntando però su personaggi e attori con meno carisma, lasciando colpevolmente sullo sfondo il cavallo di ritorno Orlando Bloom, e costringendo il talentuoso Javier Bardem a recitare avvolto nella cappa della cgi. Sandberg e Rønning, dal canto loro, non riescono a redimere il soggetto mediocre sfruttando la magia del mare a cui avevano attinto a piene mani in Kon-Tiki, e la loro regia brancola sul ciglio dell’abisso, alla ricerca disperata di uno spunto a cui neanche la x su una mappa sembra condurre. Ma Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar è pur sempre un film Disney, e anche senza puntare alle altezze di una coffa la professionalità è di casa e basta ad evitare un naufragio completo (come era successo a Depp nel recente Alice attraverso lo specchio). Qui non tutto è da buttare, a cominciare dalla sequenza iniziale, quella della rapina in (e della) banca, spassosa e scanzonata come poche, per finire all’apparato comico condito da una divertente comparsata di Paul McCartney e guidato dal talento di Depp affiancato dal suo fido secondo, il formidabile caratterista Kevin McNally, e passando per una colonna sonora che conta ancora una volta su uno dei temi più trascinanti della storia del cinema del 21esimo secolo.

 

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Marcello Lembo

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