LOGO
,

Orecchie: la ricerca della semplicità

Orecchie: la ricerca della semplicità

Secondo film di Alessandro Aronadio, Orecchie, piccolo caso durante la scorsa edizione del Festival di Venezia, sarà in sala dal 18 maggio. Tra reminiscenze di cinema muto e situazioni bizzarre, una ricerca on the road che si interroga sulle “complessità” di una vita semplice.

Piani sequenze, primi piani, battute, silenzi, gesti: tutto in Orecchie, opera seconda di Alessandro Aronadio, fa di questo piccolo film un vero e proprio compendio filosofico e sociologico. Quel fischio che il protagonista, Lui (Daniele Parisi), sente appena sveglio la mattina è il rumore provocato dagli altri o quello che deriva dal suo sentirsi superiore agli altri? È la sua volontà di non cedere ai compromessi o la (troppa) semplicità con cui gli altri vivono la propria vita? In un bianco e nero dai toni onirici, con uno schermo che dai 16:9 tende ad allargarsi e ad aprirsi, il volto di Parisi svela la sua essenza in un viaggio tra le strade di Roma e sembra uscito da una slapstick comedy del cinema muto, dove le bastonate cedono il posto a sguardi scettici e battute velatamente pungenti.

Basandosi su una buona sceneggiatura, Aronadio crea perfettamente quel contrasto su cui si gioca tutta la pellicola (l’io e gli altri) senza peccare di presunzione, ma confezionando una piccola quanto interessante riflessione sulla società moderna. Quella società fatta di selfie, di amici che compaiono dal nulla per chiederti i favori più disparati, di medici spocchiosi, di diagnosi cercate su Google, di preti che non hanno peli sulla lingua, di direttori di giornali d’opinione che cedono alle tentazioni dell’intrattenimento di massa. Per farlo il regista si serve di volti noti come quelli di Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Massimo Wertmüller, Andrea Purgatori e di Alberto Abruzzese, in un silenzioso cameo esplicativo quanto la sua presenza nel film.

Lui capisce che la semplicità, a discapito di quanto si possa immaginare, è difficile da mettere in pratica: costruzioni mentali, schemi, maschere sono il pane quotidiano che offriamo a chi ci sta di fronte, ma che in realtà fagocitano il nostro essere. Orecchie, con le sue scene bizzarre, le sue capatine nel surreale, vuole esattamente sottolineare quanto sia importante vivere con leggerezza, abbandonando quella pesante croce che noi stessi ci mettiamo sulle spalle, senza, però, cadere nelle trappole della futilità, del vuoto, e accogliendo ciò che ci viene messo davanti con un sorriso consapevole e non gratuito. “Alleggeritevi, ma con prudenza“, sembrano suggerirci Aronadio e i suoi personaggi.
Un racconto semplice che, però, tende ad acuire la sua semplicità nel lungo monologo del protagonista verso il finale: un piccolo cedimento della regia e della sceneggiatura, che tende a spiegare un po’ troppo quanto già ampiamente percepito da chi osserva questo viaggio onirico e illuminante.

About the author
Augusto D'Amante

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top