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King Arthur – Il potere della Spada: Questa è Camelot!

King Arthur – Il potere della Spada: Questa è Camelot!

Dopo aver dato nuova freschezza a Sherlock Holmes, Guy Ritchie si confronta con una delle leggende più affascinanti dell’Europa. King Arthur – Il potere della Spada ha tutte le caratteristiche del suo cinema, e si configura come un cinecomics fantasy a metà tra 300 e Il Signore degli Anelli. In sala dal 10 maggio.

Cosa succede se si affida una delle leggende più affascinanti della cultura occidentale ad un eccentrico regista per farne un film? Esattamente quello che da oggi potrete vedere nelle nostre sale cinematografiche. A metà strada tra 300 e Il Signore degli Anelli (soprattutto Il Ritorno del Re), King Arthur – Il potere della Spada non può che non essere un film firmato da Guy Ritchie, grazie al dinamismo delle sue scene e al racconto frenetico della storia.
Artù (Charlie Hunnam) cresce in un bordello di Londinium dopo essere scampato alla tragedia che ha ucciso il padre Uther Pendragon (Eric Bana). Inconsapevole delle sue origini e del suo destino, il giovane si ritrova ad estrarre da una roccia la spada destinata al legittimo re, ma il potere di Excalibur è troppo forte per lui, così, mentre cerca di domarlo, deve fare i conti con il terribile re Vortigern (Jude Law).

In linea generale, la storia segue quella narrata dalla leggenda, ma, si sa, le leggende si adeguano sempre ai tempi in cui vengono narrate e qui è proprio Ritchie che si prende il compito di apportare qualche modifica. Artù va di pari passo con la magia e Merlino, ma mentre il mago apparirà solo in pochi fotogrammi, la magia la fa da padrona incontrastata, arrivando ad essere un tutt’uno con l’ambiente narrato sullo schermo. E Ginevra e Lancillotto? Nemmeno loro trovano spazio in questa vicenda: magari in un probabile sequel, ma al momento qui ci si concentra solo su Artù e sulle sue origini. Per ora il protagonista di Ritchie è un abilissimo furfante, apparentemente pieno di sé, cresciuto nel nulla e che cerca, senza troppe pretese, di farsi strada tra gli affollati vicoli di Londinium. Nonostante il castello di Camelot o le bellissime vallate, la regia ambienta la maggior parte della storia in un contesto dinamico come la Londra di quei tempi: scelta vincente e funzionale al dinamismo delle scene.

Quella di King Arthur – Il potere della Spada è la storia di un uomo che, quando il destino gli viene incontro, non sa cosa farsene della grandezza che gli viene offerta: la teme, cerca di scansarla, si oppone ad essa. Ma qui le cose devono andare esattamente come sono state previste e per farlo Ritchie ricorre ad un’estetica da cinecomics davvero impeccabile e ad un ambientazione fantasy che fa piacere vedere. Tra mostri marini e serpenti giganti, King Arthur – Il potere della Spada si muove al grido di “Questa è Camelot!” e “Una Spada per domarli tutti”, riuscendo ad occupare un posto interessante tra i film di Snyder e Jackson, senza, però, rinunciare a quelle caratteristiche tipiche del cinema di Guy Ritchie: l’adrenalina delle scene, il montaggio veloce, la sottile ironia delle sue battute, le inquadrature fuori dagli schemi (vedi la scena in cui Artù e i suoi fedeli si danno alla fuga nelle strade di Londinium o quella dello scontro finale con Vortigern). Insomma, quel bel Guy Ritchie di Sherlock Holmes e, soprattutto, di The Snatch.

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Augusto D'Amante

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