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La guerra dei cafoni: Puglia tragicomica tra Pasolini e Wes Anderson

La guerra dei cafoni: Puglia tragicomica tra Pasolini e Wes Anderson

Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo D’Amicis arriva sul grande schermo il primo lungometraggio per il cinema prodotto dalla casa editrice Minimum Fax. In sala dal 27 aprile.

 

 

Ci sono film che ti riconciliano con la settima arte, ti rimettono in pace con un cinema che, nel calderone delle uscite alla vigilia della sonnecchiante e bella stagione italiana, i più audaci potranno ritrovare solo nelle arene estive o nella sale d’essai. La guerra dei cafoni è uno di questi: viscerale, genuino e sorprendentemente originale nel perseguire un’estetica del realismo magico che non si vedeva dai tempi di Federico Fellini.
Un’audace regia a quattro mani firmata da Davide Barletti e Lorenzo Conte che non sono nuovi a esperimenti in tandem: questo è infatti il loro secondo lungometraggio insieme dopo Fine pena mai del 2008.
Alla base l’omonimo romanzo di Carlo D’Amicis pubblicato nel 2008 dalla minimum fax, un racconto che si fa metafora universale della lotta fra bene e male, ricchi e poveri, cafoni e signori come quelli che da millenni ogni estate si fanno guerra a Torrematta, territorio selvaggio e sconfinato della spiaggia salentina in una Puglia remota, sospesa in un tempo indefinito se non fosse per alcuni dettagli che hanno il sapore degli anni ’70 (i flipper, l’Ape Cross, i bermuda all’inglese).

 

A Torrematta non c’è traccia di adulti, a rivaleggiarsi sono due bande di adolescenti capitanate da Francisco Marinho, fascinoso leader di un gruppo di ‘figli di papà’, e Scaleno, capo indiscusso di uno stuolo di straccioni.  È il 1975 e i ‘cafoni’ hanno deciso di ribellarsi ai ‘signori’ dando il via ad una guerra di conquista che prosegue una battaglia secolare, nata alcuni millenni prima nel Medioevo evocato dal prologo fiabesco all’inizio del film.
I protagonisti di questo atavico scontro di classe sono tutti giovanissimi, parlano dialetto salentino e nei volti evocano la durezza dei ragazzi di vita pasoliniani; sono attori non professionisti e insieme agli autori sono gli eroi di questo piccolo capolavoro del cinema di casa nostra, a metà strada tra la poesia del neorealismo italiano e l’universo immaginifico di Wes Anderson.
La forza del film sta tutta nel suo composto mix di realtà e magia, di indecifrabili e malinconiche atmosfere e precisi, ruvidi riferimenti al sociale; perché la battaglia tra Signori e Cafoni nell’estate che traghetterà i personaggi di questa epica avventura nell’età adulta, non è solo e semplicemente romanzo di formazione, ma è anche allegoria di un paese, l’Italia, che come i protagonisti sta per attraversare la sua linea d’ombra, pronta a farsi investire da un profondo fermento politico e culturale, che ne cambierà le abitudini, i costumi, lascerà ferite e farà spazio alla modernità.

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Elisabetta Bartucca

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