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RomaFF11: Daniele Vicari presenta Sole Cuore Amore

Daniele Vicari

In sala dal 4 maggio, dopo essere stato il primo film italiano proiettato nella Selezione Ufficiale della scorsa edizione della Festa del Cinema di RomaSole Cuore Amore, di Daniele Vicari, è il dramma urbano che ha come protagoniste due amiche, Eli e Vale, rispettivamente interpretate da Isabella Ragonese ed Eva Grieco. Ecco cosa hanno raccontato regista e cast in occasione della presentazione del film.

Il suo film porta sul grande schermo la quotidianità fatta di piccole routine, ripetizioni, ritualità…
Daniele Vicari: Penso che la quotidianità possa essere ritenuta non interessante solo da chi vive in una qualche condizione eccezionale, come chi ha il potere, che non si interessa alla nostra quotidianità. Ultimamente ho notato che il cinema è più interessato a mostrare il potere e poco la vita di tutti i giorni delle persone normali. Il nostro cinema del passato ci insegna la cosa opposta: non è vero che la quotidianità non può essere raccontata, ci tocca, ci travolge e raccontarlo è la cosa più semplice del mondo. Come le parole che danno il titolo al film: la poesia ci insegna che con sole, cuore e amore nascono le rime più semplici, ma sono anche le più complesse. Anche il cinema è capace di creare le sue rime e lo fa raccontando la quotidianità. Proprio come faceva un grande maestro del cinema quale Ozu, che ha sempre raccontato il mondo e mai il potere. Non è un film sugli ultimi, ma sulla stragrande maggioranza delle persone normali. Io penso che il 90% di noi conduca la vita che fanno le due protagoniste. Il principale errore del cinema sta nel dipingere gli ultimi con la pistola in mano e la cocaina nelle mutande e credo che questo non è il modo giusto di raccontarli.

Possiamo definirlo un film politico? 
D.V.: Io credo che la danza e la musica siano davvero le chiavi di lettura, in senso politico, di questo film. Questo è un film sulla danza ed è proprio attraverso di essa che abbiamo tentato di dare un’interpretazione alla vita di queste due donne. Quando giravamo nel bar, Isabella, come attrice, ha sentito il desiderio di danzare proprio perché il suo personaggio è estremamente vitale e questa sua vitalità la esprime relazionandosi con gli altri in maniera molto equilibrata. Eli ama la bellezza, la semplicità e si rivolge agli altri mai in maniera accusatoria, al massimo ferocemente critica. La danza è entrata nel film grazie alla bravura di Eva Grieco che, quando ha letto la sceneggiatura, ha sentito subito che la danza, in questo film, non era semplicemente un orpello, ma poteva dare il ritmo alla storia. Nell’ultima performance, nella quale Vale mette in scena il desiderio di stare insieme e allo stesso tempo il concetto di perdita, finisce col rappresentare il dramma della sua amica, Eli.

Isabella Ragonese, come si è avvicinata al suo personaggio?
Isabella Ragonese: Quando ho letto la sceneggiatura ho avuto molta paura perché sapevo che avevo davanti un personaggio molto difficile e ho pensato di cercare l’ispirazione guardandomi intorno. Eli è una donna che si muove in luoghi che sono dei non-luoghi: il bar, la metro, l’autobus. Mi sembrava una sfida molto grande, ma alla fine ho capito che questo personaggio doveva essere affrontato con semplicità. Lei vive tra la gente ed è proprio questo ciò che la tiene in vita, che le fa avere questa energia, tanto da farmela sembrare come un personaggio quasi sacro. Per me è stato fondamentale non chiudermi, ma relazionarmi con gli altri attori del cast, solo in questo modo potevo portare sullo schermo una vera e propria supereroina del quotidiano.

Eva Grieco, visto il suo personaggio e vista la sua esperienza da danzatrice, ci racconta le scene di danza che ci sono nel film?
Eva Grieco: Quando ho letto la sceneggiatura che mi ha dato Daniele, mi sono resa conto che le scene di danza erano scritte veramente bene, ma erano riconducibili ad un genere che non mi appartiene, quello dell’intrattenimento. Mi piaceva che le due performers venivano descritte come comuni cubiste che spogliandosi, però, non davano vita ad una danza erotica e al solito stereotipo della donna sul cubo, ma creavano una performance molto particolare, che raramente si vede in discoteca, quasi da circo. Per quanto riguarda l’ultima danza, Daniele mi chiese di realizzare una coreografia riguardante la passione, e così ho fatto in modo che si notassero le differenze tra le due danzatrici: una agisce e l’altra patisce. Vale soffre molta la mancata relazione con l’amica e tramite questa danza viene fuori questa sofferenza.

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Augusto D'Amante

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