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The Circle: Social Nightmare

The Circle: Social Nightmare

Emma Watson e Tom Hanks sono i protagonisti di The Circle, thriller sull’evoluzione dei social network tratto dal romanzo-pamphlet di Dave Eggers. In sala dal 27 aprile.

Il fascino seducente di una realtà social, il trionfo della popolarità e la falsa utopia della condivisione. Con The Circle il regista James Ponsoldt porta sullo schermo il romanzo-pamphlet di Dave Eggers per una nuova escursione letteraria a circa due anni da quel The End of the Tour che aveva impresso su pellicola l’ultima uscita pubblica del genio David Foster Wallace. Stavolta al suo fianco si schiera qualche pezzo grosso di Hollywood, l’ex potteriana Emma Watson, il John Boyega di Star Wars e sua maestà Tom Hanks, qui alle prese con il secondo adattamento di un’opera di Eggers dopo A Hologram for the King che uscirà tra qualche settimana anche in Italia.

La storia è quella di Mae (Watson), giovane di belle speranze che trova lavoro nell’azienda più all’avanguardia: The Circle, colosso techno-social che si rifà un po’ a Facebook, un po’ ad Apple, con un campus alla Google, dove sushi e attività social, feste, concerti e meditazione sono elementi portanti dell’ambiente lavorativo. All’entusiasmo degli esordi subentra presto un mondo sfumato, dove il sole della rivoluzione 2.0 è oscurato da non poche nuvole. E se da un lato una figura misteriosa (Boyega) sembra mettere in guardia Mae dall’altra il guru Eamonn Bailey continua ad esercitare il fascino suo e del suo messaggio ai dipendenti di The Circle e non solo.

La riflessione di Eggers, trasposta per il grande schermo dal regista e dallo scrittore stesso, non è particolarmente velata. Il romanzo (pubblicato da Mondadori con il titolo Il Cerchio) sembra raccontare la genesi di una distopia, getta le basi di un ponte che collega un presente spensierato con le ombre di un futuro orwelliano. The Circle resta quindi un monito contro una rete che si evolve in un modo non sempre prevedibile e non sempre razionale, spinta da pulsioni voyeuristiche e dal mito difettoso (che qualcuno in Italia potrebbe definire “grillino”) del “tutti controllabili, tutti responsabili”. Ma di fronte a una riflessione più valida e più attuale di quanto non sembri c’è una realtà narrativa e cinematografica con cui fare i conti.

The Circle film, come The Circle romanzo, per lasciare il segno deve riuscire a instillare il dubbio nella mente di chi lo guarda. Deve riuscire ad essere convincente sia nel presentare la tesi che l’antitesi. Ed è questo il tranello in cui cade il film di James Ponsoldt, uno dei registi comunque più interessanti della nuova generazione, che oltre a The End of a Tour si era fatto notare anche per The Spectacular Now. The Circle è un film a tesi – e fin qui tutto bene – ma la rivoluzione che ventila, che svela, che racconta, mette i brividi già nei primi passi, già nella scelta di alcuni suoi protagonisti di sottoporsi allo scrutinio della telecamera con la convinzione e la mansuetudine della vittima sacrificale. E così la sceneggiatura finisce per smontare l’aspetto più disturbante della realtà che racconta, il lento seppuku della privacy che si svolge nel più nascosto dei sottotraccia, all’insaputa dei tanti oppositori ma anche della moltitudine dei favorevoli e dei mandanti morali.

La bellezza delle immagini costruite da Ponsoldt e dal direttore della fotografia Matthew Libatique (collaboratore abituale di Darren Aronofsky) passa quindi in secondo piano rispetto a questo difetto di fondo. Così come pure l’utilizzo intelligente degli effetti speciali e le buone interpretazioni di Emma Watson e di Tom Hanks, che incanala il carisma in chiaroscuro di Steve Jobs per creare un personaggio votato più o meno consapevolmente al male. Tra gli aspetti negativi invece si registrano il sottoutilizzo di due attori interessanti come John Boyega e la Karen Gillan dei Guardiani della Galassia e un finale che, al contrario del romanzo, lascia qualche spiraglio – forse troppi – all’ottimismo.

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Marcello Lembo

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