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Personal Shopper: Kristen Stewart e i fantasmi

Personal Shopper: Kristen Stewart e i fantasmi

Kristen Stewart è una Personal Shopper che dopo la morte del fratello aspetta un segnale dall’Aldilà. Dopo il premio come miglior regia al Festival di Cannes il film di Olivier Assayas arriva in Italia. In sala dal 13 aprile.

Riposti i vampiri nel cassetto scocca l’ora dei fantasmi. A quasi dieci anni da Twilight la carriera di Kristen Stewart non ha preso la strada che tutti si sarebbero immaginati. A dimostrarlo, forse definitivamente, è Personal Shopper, un’altra escursione in un cinema che è tutto fuorché mainstream, ma anche un nuovo addentrarsi nell’immaginario del sovrannaturale, seppure lontano da quell’adolescenza patinata ritratta e sedotta da Bella Swan e dagli altri personaggi ideati dalla scrittrice Stephenie Meyer. Diretto da Olivier Assayas e presentato allo scorso Festival di Cannes Personal Shopper è valso al suo autore il premio per la miglior regia, mentre per la Stewart ha segnato la seconda collaborazione con il cineasta francese dopo Sils Maria, dove l’attrice originaria di Los Angeles aveva recitato al fianco di Juliette Binoche.

La protagonista di Personal Shopper è Maureen (Stewart) che per lavoro compra abiti e accessori per le celebrità che preferiscono non mischiarsi con la folla. È americana ma vive a Parigi, dove pochi mesi prima è morto il fratello gemello. Maureen vorrebbe andarsene ma non riesce a tagliare i ponti con il passato, preferisce attendere un segnale mandato dal fratello dall’aldilà. I due condividevano infatti una misteriosa sensibilità per il mondo degli spiriti. I segnali che arrivano, se di segnali si tratta, sono però inquieti ed enigmatici e sembrano indirizzare la vita di Maureen verso un cambiamento, forse una svolta tragica.

“Quando ho scritto la sceneggiatura ho pensato subito di proporlo a Kristen. Solo in un secondo momento mi sono reso conto che se non avesse accettato non avrei saputo proprio chi scegliere al suo posto, perché quel ruolo, senza rendermene conto, lo avevo scritto per lei”. Olivier Assayas spiega così la scelta di puntare di nuovo su un’attrice che ha conosciuto il successo del cinema blockbuster ma che poi ha deciso di non limitarsi solo a quello. E così dopo Twilight e Biancaneve e il Cacciatore sono arrivati anche l’On the Road di Walter Salles, Equals di Drake Doremus, il Billy Lynn di Ang Lee e i film con Assayas. “Qualche anno fa conobbi Robert Pattinson – racconta il regista francese – Cercavo degli attori americani per un film a cui lavoro da tempo. Lui e la Stewart, che all’epoca stavano insieme, mi furono segnalati da un mio amico produttore. Mi fecero un’ottima impressione e anche se poi il film con Pattinson ancora non sono riuscito a girarlo è finita che ho lavorato due volte con Kristen”.

E in effetti la Stewart è fasciata in un ruolo che le calza a pennello, un personaggio inquieto che mostra una facciata a tratti androgina, quasi a prendere le distanze dalla bellezza costruita delle celebrità o da quel mondo dell’alta moda che bazzica solo per conto di altri. Una repulsione che è però anche attrazione, ed è solo il primo segnale di un subconscio inquieto contrapposto al contegno esteriore. Del resto “un film che affronta il tema del sovrannaturale affronta il tema del subconscio. Non so se credo al sovrannaturale, di sicuro credo all’inconscio”, chiosa il regista. E questa ambivalenza prende forma in alcuni elementi secondari che sono tra i passaggi più affascinanti del film, come la riflessione sul rapporto tra spiritismo ed arte, che passa attraverso il racconto degli ultimi anni di Victor Hugo o la messa in scena delle opera della pittrice medium Hilma af Klint.

Ma quelli dell’arte non sono gli unici misteri che affiorano dalla superficie di Personal Shopper. Dalle inquietudini del primo M.Night Shyamalan fino alla concitazione del pre-finale che richiama alla mente il più classico dei classici, Alfred Hitchcock, le fonti a cui ha attinto Assayas sono tante. Eppure in questo collage che prende a prestito le suggestioni del fantasy rifiutando la categoria di genere c’è anche e soprattutto la voglia di manipolare la materia altrui senza però imitarla. “Quando faccio un film – conferma il regista – cerco di non fare un film che è stato già fatto e quindi evito di rifarmi a qualche regista in particolare”. Il risultato finale è che Personal Shopper vive momenti di grande ispirazione, mentre sottotraccia scorre il filo di una sottile inquietudine alimentata da una delle prove più convincenti di Kristen Stewart, vero centro magnetico del film. E se quelle rare volte in cui fa capolino la computer graphic tradisce forse il disagio del regista ciò non toglie che la sensazione principale è che il film sia superiore alla somma delle sue parti.

 

 

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Marcello Lembo

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