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The Startup: merito e passione

The Startup: merito e passione

A sette anni dal suo ultimo film, Alessandro D’Alatri torna in sala con un film che racconta la storia del giovanissimo imprenditore italiano Matteo Achilli, fondatore del social network Egomnia, punto di contatto tra giovani in cerca di lavoro e aziende. The Startup è in sala dal 6 aprile.

2012: sul web fa la sua comparsa un social network rivoluzionario, che ha l’obiettivo di mettere la meritocrazia al centro del processo di ricerca di un lavoro. Si chiama Egomnia ed è nata dall’idea del ventenne romano Matteo Achilli. Alessandro D’Alatri racconta questa storia in The Startup, il suo ultimo film che approderà nelle sale italiane a partire dal 6 aprile. Passione, tenacia e fatica: queste le parole chiave su cui si basa la pellicola di D’Alatri, messa in scena grazie ad un cast di giovanissimi attori. Quella di The Startup non è la storia di un successo, ma la storia di un ragazzo, Matteo (interpretato da Andrea Arcangeli), che ce l’ha fatta.
Cresciuto alla periferia romana, il giovane ha vissuto sulla propria pelle una serie di ingiustizie e, anche se è stato ammesso alla Bocconi, la sua sete di rivalsa è immediata, potente. Ossessionato da quella meritocrazia che fa ancora fatica, in Italia, a trovare nel mercato del lavoro un suo terreno fertile, Matteo, aiutato dal padre e dal giovane ingegnere Giuseppe Iacobucci, vuole mostrare a tutti il suo talento e il suo impegno per trasformare il mercato del lavoro italiano in un luogo più trasparente, più meritocratico, appunto.

Le strade che portano alla nascita di Egomnia sono tortuose, costellate da tutte quelle paure che il rischio di aprire una startup porta con sé. E anche da fattori esterni: il cambio di contesto, da Roma a Milano, porta dei cambiamenti in Matteo che da ragazzo di borgata, diventa un perfetto bocconiano, quasi insopportabile nel suo modo supponente di porsi. Andrea Arcangeli riesce a sottolineare molto bene questo passaggio, non solo attraverso un cambio di look, ma anche con una maggiore attenzione al parlato, alla scelta della giusta terminologia, al suo modo di occupare lo spazio in scena. A dargli queste grandi opportunità non solo la regia di D’Alatri, ma anche il lavoro dei suoi colleghi. Splendide le scene con il padre, interpretato da Massimiliano Gallo che piace sempre più ad ogni film che interpreta, e, soprattutto, quelle con Luca Di Giovanni, l’attore che interpreta Giuseppe, nelle quali si viene a creare un’alchimia che dà la spinta a tutto il film. Se tra questi tre personaggi si crea un legame interessante, è nel rapporto che Matteo ha con gli altri che questo legame vacilla. Ne sono l’esempio i dialoghi con Emma, interpretata da Paola Calliari: l’eccessivo sentimentalismo che emanano tende a rallentare il racconto, invalidando l’interessante velocità del montaggio.

Nel complesso, il film di D’Alatri è un film necessario, di cui si fa bene a parlare. The Startup, come detto, non guarda al successo come termine ultimo per trovare un proprio posto nel mondo, per liberarsi da schemi e dogmatismi che imprigionano in un circolo vizioso, ma ne svela i retroscena e quanto il successo ottenuto riesca a far montare la testa di un giovane adulto e a rovinare i rapporti umani. Le origini, le radici che Matteo ha dimenticato gli vengono sbattute letteralmente in faccia in due occasioni: quando sostiene il suo esame all’università e, soprattutto, quando Giuseppe – una vera e propria ancora di salvezza – lo raggiunge a Milano e frena la sua voglia di apparire, di mostrarsi per quello che non è. Il collegamento con The Social Network è inevitabile, ma The Startup ha l’intelligenza di non imitare il film di Fincher e di ritagliarsi uno spazio tutto suo, conquistato proprio con quel “merito” e quella passione che lo stesso film decanta.

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Augusto D'Amante

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