LOGO
,

Il viaggio (The Journey): road-movie politico

Il viaggio (The Journey): road-movie politico

Il regista irlandese Nick Hamm porta al cinema lo storico incontro tra Ian Paisley e Martin McGuinnes che ha messo fine al periodo dei Troubles in Irlanda del Nord. Il viaggio (The Journey) è un road movie politico che celebra il compromesso e il dialogo. Dal 30 marzo al cinema.

Secondo una tacita consuetudine dell’Irlanda del Nord, i politici, nei loro spostamenti, soprattutto oltreoceano, devono viaggiare insieme ai loro avversari per evitare attentati alla loro vita. Nick Hamm ha preso spunto da questa situazione per raccontare al cinema la storia di un viaggio che è avvenuto veramente e che vedeva protagonisti i leader dei due schieramenti politici in guerra per quattro decenni nel Paese: Ian Paisley, predicatore protestante leader del Fronte Unionista, e Martin McGuinness, leader di Sinn Féin e presunto capo dell’IRA, scomparso la scorsa settimana.
L’unica differenza tra quanto narrato da Hamm in Il viaggio (The Journey) e quanto accaduto realmente, sta proprio nel fatto che nessuno sa come siano andate effettivamente le cose su quel jet privato che riportava da Edimburgo a Belfast i due personaggi. Hamm, grazie al suo sceneggiatore, Colin Bateman, sposta il viaggio da un aereo all’abitacolo di una macchina, inserisce situazioni che strizzano l’occhio alle spy-story (grazie al personaggio del compianto John Hurt) e lascia carta bianca all’immaginazione, senza sfociare nell’assurdo, ma creando qualcosa di molto plausibile.

Grazie alle magnifiche interpretazioni di Colm Meaney e, soprattutto, di Timothy Spall, quello che abbiamo davanti è l’incontro che ha segnato la storia dell’Irlanda del Nord: due acerrimi nemici che, dopo anni di guerra, trovano il modo per venirsi incontro, per appianare le loro divergenze e, addirittura, dare il via ad una lunga amicizia che li porterà, insieme, al governo. Due ore di viaggio (come quasi la durata del film) che mettono la parola fine ai maledetti Troubles; due ore in cui alla storica intransigenza tra le due fazioni viene preferito il dialogo. Ecco che, quindi, Il viaggio (The Journey) diventa road-movie politico con una dedica specifica alla società moderna: smetterla di anteporre la chiusura intransigente, celebrare la pace e il dialogo attraverso il compromesso.

Un messaggio necessario, scritto in bella grafia, senza sbavatura alcuna, ma traballante, a causa di alcune scelte portate avanti da sceneggiatore e regista. È pur vero che di materiale non ce n’era, ma proprio per questo motivo si poteva imboccare qualsiasi strada possibile. Invece Hamm e Bateman decidono di non andare troppo oltre, forse per paura di offendere qualcuno, e anche quando abusano di humour nero, lo fanno nel segno del (fin troppo) politicamente corretto. Manca una certa profondità nei dialoghi e gli espedienti usati per avvicinare i due mondi di McGuinnes e Paisley risultano fin troppo banali per un film che, in fin dei conti, è piacevole e scritto in maniera molto intelligente. Da segnalare, infine, quell’atipico deus ex machina rappresentato dall’autista Jack, interpretato da Freddie Highmore. Smessi i panni – portati benissimo – di Norman Bates in Bates Motel, Highmore da un’ottima prova in un ruolo di certo non iconico, ma che si lascia ricordare senza alcun problema.

About the author
Augusto D'Amante

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top