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John Wick – Capitolo 2: Mattanze romane

John Wick – Capitolo 2: Mattanze romane

Keanu Reeves torna a interpretare il killer John Wick nel secondo capitolo di un franchise adrenalinico e violento diretto da Chad Stahelski e interpretato inoltre da Laurence Fishburne, Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini. In sala dal 16 marzo.

Il killer riluttante è tornato e questa volta ce lo troviamo sulla porta di casa. È tempo di vacanze romane per John Wick, il personaggio che ha dato nuova inerzia alla carriera di Keanu Reeves, a quasi 10 anni da quell’Ultimatum alla Terra che fu l’ultimo dei suoi successi da protagonista. John Wick – Capitolo 2, diretto da Chad Stahelski e interpretato dal vecchio collega di Matrix, Laurence Fishburne, e dai nostri Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini e Franco Nero, arriva in Italia forte di un setting nostrano e di un successo internazionale già acquisito.

Neanche il tempo di chiudere i conti lasciati in sospeso dal primo film che John Wick (Keanu Reeves), killer depresso che sconta ancora la perdita dell’amata moglie, si ritrova, senza volerlo, in mezzo a un nuovo ciclone di violenza e morte. L’amaro destino, in particolare, prende la forma del boss Santino D’Antonio (Scamarcio) che va dal protagonista per incassare un vecchio debito e gli chiede in cambio di andare a Roma e di uccidere la sorella (Gerini). In un giro di intrighi e di contro-intrighi è subito chiaro che la faccenda finirà male e per John Wick continuerà a non esserci pace.

Se il primo film incanalava l’energia del cinema di Hong Kong in una trama che, a leggerla, sembrava uscire dalla mente di un produttore hollywoodiano degli anni 70, questo Capitolo 2 della saga è più onesto nelle sue intenzioni e più saggio nello scegliere la sua strada. La sceneggiatura di Derek Kolstad mette da parte, anche nella forma, qualunque pulsione proto-reaganiana da Giustiziere della Notte e abbraccia una natura fumettistica che non solo era già latente ma che aveva permeato di sé tutti i passaggi più riusciti del primo film, a cominciare dalle scene ambientate nell’Hotel Continental, sorta di zona franca e di lussuoso santuario per i criminali della peggior specie. Perché John Wick vive in un mondo parallelo ed estremizzato, dove anche il più innocuo artista di strada può essere un killer, dove i sicari vivono secondo un stretto codice di regole, e dove i sommelier degli alberghi preferiscono la poesia del piombo alle gioie del terroir.

Il resto è la consueta e adrenalinica esplosione del Gun Fu. Arti marziali, sparatorie, inseguimenti per le strade di New York ma anche per le vie della Suburra, nel quartiere romano di Monti, o in mezzo a quelle Terme di Caracalla che avevamo visto sotto tutt’altra luce nella Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. E in fondo non ci si doveva aspettare altro pensando che Chad Stahelski, prima di inventarsi regista, ha fatto dello stunt coreografico la sua principale forma d’arte, a cominciare proprio da quel Matrix dove faceva da controfigura al Neo di Keanu Reeves. E così John Wick diventa franchise e lo fa con un Capitolo 2 indiscutibilmente violento ma anche genuino, concepito senza la zavorra delle indagini di mercato e senza quella sensazione opprimente di ottusità che avvolge tante mega-produzioni. Un film d’azione semplice nella struttura ma che si concede anche il lusso di una splendida sparatoria finale immersa nelle installazioni della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, di qualche ottima interpretazione di contorno (intenso l’Ian McShane nel ruolo del direttore dell’albergo, il divertente ed essenziale Lance Reddick nei panni del concierge) e di un Keanu Reeves che riesce a dare al suo personaggio la giusta tara emotiva, una fragilità subliminale che, almeno nella versione originale, si articola in una parlata balbettante, restia, netto contrappunto alla fisicità più affermata, alla sicurezza meccanica che sembra innescarsi quando i proiettili cominciano a volare.

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Marcello Lembo

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