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La Bella e la Bestia: stessa melodia, pessima armonia

La Bella e la Bestia: stessa melodia, pessima armonia

Nuova vita per il classico Disney del 1991: La Bella e la Bestia approda il prossimo 16 marzo nei nostri cinema con la sua versione live action. Un cast di grandi nomi per la pellicola diretta da Bill Condon che però è lontana anni luce dal fascino del cartoon originale.

Nel classico Disney del 1991, Tockins, mentre porta Belle in giro per le stanze del castello della Bestia, afferma: “E come dico sempre, se non è barocco è un pastrocchio“. Bill Condon ha preso troppo alla lettera quest’affermazione e così la versione live action di La Bella e la Bestia risulta così tanto barocca da sfociare subito nel pastrocchio. Sensazione che si ha sin dalle primissime scene.
Chi non era rimasto affascinato, ventisei anni fa, da quel prologo narrato attraverso il geniale espediente delle vetrate gotiche del castello? Ecco, qui le vetrate si sono rotte: in mille frantumi, sono state calpestate da un prologo che da subito ci mette di fronte non solo alle altissime ambizioni del progetto, ma anche alle sue basi molto traballanti. E nemmeno i grandi nomi coinvolti (Emma Watson, Kevin Kline, Ian McKellen, Stanley Tucci, Emma Thompson, Ewan McGregor, Dan Stevens e, in misura minore, Luke Evans, che porta in scena un Gaston quasi migliore di quello del cartoon) ci distraggono da questa sensazione.

Stessa melodia, pessima armonia: La Bella e la Bestia di Condon, oltre ad essere un musical puro, è una copia molto fedele del classico dell’animazione. Se si esclude qualche minimo cambiamento che non stravolge i fatti, le scene sono identiche, riprodotte in maniera fedelissima alle originali (non che sia un male, anzi). C’è però la nota dolente, almeno nella versione italiana, rappresentata dai testi delle canzoni: costretti a stare in una melodia stranota, risultano metricamente sfalzati, come se le musiche fossero troppo “strette” per quelle parole. E allora perché perdere tempo con una nuova traduzione dei vecchi testi (visto che anche qui i cambiamenti apportati non ne modificano il significato) e non concentrare di più il lavoro solo su quelle due nuove canzoni che la pellicola introduce?

Eravamo partiti malissimo con Maleficent, ci eravamo ripresi un po’ con Cenerentola e poi avevamo tirato un sospiro di sollievo con Il Libro della Giungla. L’attesa per La Bella e la Bestia stava diventando quasi insostenibile e ora che è arrivato, non possiamo sentirci veramente soddisfatti del risultato finale: la Disney torna indietro e ancora una volta ci troviamo a riflettere sul senso di questi live action. Che non sia meramente economico.

Non solo. A due settimane dall’uscita, scatta la polemica: nel film c’è il primo personaggio gay della storia della Disney. In Russia parte il divieto per chi ha meno di 16 anni (è propaganda!), in Alabama un cinema lo toglie dalla programmazione: cosa si saranno inventati mai alla Disney? Assolutamente niente: mera pubblicità, un tentativo di far parlare del film, visto che non ci sono elementi validi sui quali concentrare l’attenzione. Non c’è nemmeno l’ombra di una “storia gay” e se essere gay vuol dire muoversi con movenze leggermente effeminate come fa il Le Tont di Josh Gad, tanto da risultare l’ennesima macchietta, allora alla Disney devono rivedere alcune cose.
Concludendo: qual è l’unico merito di questa nuova versione di La Bella e la Bestia? Semplicemente quello di fare in modo che i grandi classici, i cartoni animati originali, non vengano mai dimenticati a loro favore. E non ci voleva certo una trasposizione in live action per ricordarcelo.

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Augusto D'Amante

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