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Un re allo sbando: Monarchia e libertà

Un re allo sbando: Monarchia e libertà

La parabola reale e surreale di un monarca è al centro di Un Re allo Sbando, film del belga Peter Brosens e dell’americana Jessica Woodworth. Dopo la premiere alla mostra del cinema di Venezia arriva in sala dal 9 febbraio.

3stelle

Un monarca travestito da comune vagabondo per un dramma travestito da commedia. Un re allo sbando è il quarto film del sodalizio artistico composto dal belga Peter Brosens e dall’americana Jessica Woodworth. Un episodio estraneo, un inconsueto raggio di luce, in una filmografia composta da “opere molto drammatiche, molto oscure”, come racconta la stessa Woodworth incontrando la stampa italiana. La scelta sembra aver pagato, almeno in Belgio, dove il film è ancora in sala a oltre due mesi dall’uscita, e ora arriva l’esame del botteghino italiano.

La pellicola, presentata in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, racconta le gesta di un sovrano fittizio, Re Nicolas III del Belgio (Peter Van den Begin), che si trova alle prese con un’emergenza politica e una naturale: la secessione della Vallonia durante una visita di Stato a Istanbul, ma anche una tempesta solare che impedisce i viaggi in aereo e le comunicazioni tramite cellulare. L’avventura messa in scena da Brosens e Woodworth non è però un thriller fantapolitico, come potrebbe lasciar immaginare una sinossi del genere. E così, nonostante l’aperta opposizione della security turca, il Re allo sbando e il suo staff salgono sul pullman del gruppo folk delle Sirene del Mar Nero e iniziano un viaggio picaresco nei Balcani, una terra complessa e fratturata, un po’ come il patrio e lontanissimo Belgio.

Mettere a confronto il grigiore istituzionale con il colore balcanico avrebbe potuto convincere un cineasta meno coraggioso a inscenare un’allegra commedia degli equivoci, magari spassosa, di certo superficiale. Brosens e Woodworth scelgono altrimenti. “La nostra non è una commedia – spiega Woodworth – volevamo rimanere credibili pur essendo coscienti degli stereotipi che abbiamo usato: il killer serbo, i turchi e l’Atomium”.

L’obiettivo è puntare sulla naturalezza dei personaggi che pure agiscono su uno sfondo che appare improbabile e invece non lo è. “Ci siamo ispirati a due fatti veri. All’eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll che nel 2010 bloccò il traffico aereo e impedì il rientro in patria del presidente dell’Estonia, ma anche la crisi politica del Belgio nel 2011. 589 giorni senza governo con la gente commentava: Il Paese non funziona benissimo ma funziona lo stesso”. Il viaggio è delicato, com’è delicato il suo protagonista. Un sovrano goffo, formale, apparentemente freddo, libero per una volta dal giogo asfissiante del protocollo. Un re allo sbando è il suo racconto, una sorta di romanzo di formazione, sullo sfondo di una terra che è stata in passato e che ritorna ad essere simbolo delle tensioni internazionali.

“Potevamo affrontare tanti temi oscuri. I Balcani, la guerra. Non è stato facile trovare un equilibrio nel montaggio. Quando lavoravamo sul film c’è stata la Brexit e poteva influenzarci ma noi volevamo che lo sguardo restasse fisso sul re, sulla sua umanità”. E proprio per eliminare filtri e artifici il film adotta la tecnica del falso documentario e non è l’unica scelta registica che punta in quella direzione. “Le riprese sono durate solo 20 giorni e le scene sono girate cronologicamente – racconta la regista – I dialoghi venivano dati agli attori all’ultimo minuto. Le parole arrivavano alla fine, prima c’erano solo i personaggi”. La conseguenza è che il ritratto di Re Nicolas è delicatissimo ma che a volte il racconto procede a scatti, a seconda della forza dei suoi episodi. L’ironia e i sorrisi non mancano, scappa pure qualche risata, ma a Brosens e Woodworth piace divagare. Piace lasciar parlare le immagini, come nelle scene ambientate nel Buzludzha, bizzarro mausoleo dedicato al passato comunista della Bulgaria (“Ci abbiamo girato qualche scena, ma era vietato entrarci e ci siamo presi qualche rischio”) o nella nuotata del re durante la traversata dell’Adriatico, un poetica e personalissima epifania catturata dalla bella fotografia di Ton Peters. Passaggi di punta di un film forse meno divertente di quanto possa sembrare, più profondo di quanto era dato sapere. Perché un re allo sbando è prima di tutto la parabola di un dilemma reale e surreale, il racconto di una persona che al cospetto della storia trova sé stessa invece di perdersi.

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Marcello Lembo

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