LOGO
,

Split: Il villain secondo M.Night Shyamalan

Split: Il villain secondo M.Night Shyamalan

Il regista del Sesto Senso e di Unbreakable torna al passato con un piccolo thriller claustrofobico che in realtà nasconde una seconda natura. James McAvoy è il protagonista, un killer dalle personalità multiple. In sala dal 26 gennaio.

3stelle

Un intreccio classico e una mente in frantumi. L’inesorabile risalita artistica di M.Night Shyamalan passa attraverso la psiche frammentata del suo nuovo villain che sullo schermo indossa la faccia, o meglio le facce, di James McAvoy. Split, thriller che adatta all’epoca dei cinecomics il tema delle personalità multiple, è la dodicesima regia per il cineasta indiano che a cavallo del secolo aveva conquistato Hollywood con i suoi thriller dalla formula granitica: atmosfere plumbee e finali a sorpresa. Dai fasti del Sesto Senso e di Unbreakable fino al fiasco di Lady in the Water il passo è stato breve e dopo qualche cartuccia sparata a salve (After Earth) la carriera di Shyamalan ha ripreso piede grazie all’incontro con il produttore Jason Blum, re incontrastato dei film in low cost (Paranormal Activity, La Notte del Giudizio), incontro da cui è nata quella piccola lezione di horror grottesco che era The Visit. Costi bassi, incassi ricchi. Il purgatorio è servito e ora Shyamalan torna con un film suo, di quelli che sembra di tornare a quindici anni fa.

Casey (Anya Taylor-Joy) è un outsider e un giorno viene rapita insieme a due compagne di classe. A rapirle è il viscido Dennis (McAvoy), una delle 23 personalità che abitano il corpo di Kevin, uomo affetto da sindrome da personalità multiple. Ma Dennis e la personalità complice, Patricia, non sono semplici assassini, sono gli agenti di una personalità ancora latente, l’inquietante Bestia, che sembra non accettare i limiti di una fisiologia umana portandola alle estreme conseguenze.

Shyamalan, come sempre autore anche della sceneggiatura, nasconde dietro la formula canonica di un thriller un film più atipico di quel che sembra. Gli spazi chiusi, la ricerca dell’effetto mozzafiato, rappresentano lo sfocio naturale, il senso ultimo della collaborazione tra il regista e Blum ma è quando il film abbandona il seminato per addentrarsi nei territori dell’ignoto, del fantastico, che Split mostra la sua vera natura. A qualcuno potrebbe sembrare troppo, si potrebbe dire che Shyamalan ha ceduto ancora all’eccesso, alla voglia di strafare, ma il regista del Sesto Senso non fa altro che riprendere gli aspetti più insondabili di una delle malattie meno documentate di sempre e modellarli secondo il trend hollywoodiano. Trend hollywoodiano che lui stesso aveva contribuito a creare in tempi non sospetti. Tra le atmosfere claustrofobiche del thriller e l’ombra del cinecomics che aleggia Split potrebbe sembrare un anatroccolo o forse è qualcos’altro come svela il finale a sorpresa (immancabile) che più che chiudere un cerchio vuole aprirne due.

In tutto questo resta il piccolo film, la pellicola a basso costo che già sta conquistando i botteghini d’oltreoceano. Resta James McAvoy, attore di gran talento che solo di rado ha avuto l’occasione di mettere in mostra. Qui lo fa, nel modo più scontato forse, quello di un personaggio fuori dagli schemi che in realtà è un piccolo schema pure lui. Ma quel che conta è che sul suo volto compaiono facce diverse e riconoscibili, a volte nel giro di un amen o di un cambio d’inquadratura. Un protagonista con tante anime per un film che di anime ne ha certo più di una.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top