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Proprio Lui?: Ti presento i miei

Proprio Lui?: Ti presento i miei

Brian Cranston e James Franco sono i protagonisti di Proprio lui?, commedia natalizia di John Hamburg in sala dal 26 gennaio. Buona l’alchimia dei due protagonisti anche se il risultato finale è una pellicola debole, simpaticamente sboccata e fin troppo trattenuta a livello comico.

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Prendete Ti presento i miei del 2000 diretto da Jay Roach, affidate il ruolo di Robert De Niro a Brian Cranston, sostituite Ben Stiller con un James Franco tatuato, in forma e canotta, aggiungete una certa e abbondante dose di espressioni e parole sboccate ed ecco qui Proprio Lui?, la commedia natalizia di John Hamburg che in Italia arriva con un ritardo di poco più di un mese dalla sua uscita negli Stati Uniti. Hamburg, che qui è sceneggiatore e regista, non è certo nuovo a questo tipo di commedie: aveva, infatti, scritto la sceneggiatura anche per il film di Jay Roach, ma qui riadatta il tutto ai tempi moderni (d’altra parte sono passati 17 anni e in tutto questo tempo qualcosina è cambiata). Così il potenziale genero che chiede la mano della bella figlia bionda al suocero non è più un infermiere sfigatello, ma un aitante e multimilionario sviluppatore di app e videogiochi della Silicon Valley. C’è solo un piccolo problema: il nostro nuovo eroe è quanto di più imbarazzante possa esistere a livello comportamentale.

Sì, siamo proprio nel regno del già visto, ma lo zampino di Jonah Hill, che ha scritto il soggetto, e della sua gang non poteva non lasciare il suo marchio distintivo, soprattutto a livello linguistico. Così invece di concentrarsi su una trama, che, alla fine del baraccone, è quasi inesistente, Hamburg si concentra solo sulle gag, mostrandoci la relazione tra il personaggio di Cranston e quello di Franco non in chiave di scontro generazionale, ma in chiave di guerra aperta per decidere chi deve avere la meglio sulla figlia. Tre quarti di film si reggono sull’anarchia più totale, ma questo non vuol dire che Proprio lui? sia una pellicola da evitare o abbandonare nel dimenticatoio. Si ride, ma senza esagerare, colpa di una base debole (soggetto e sceneggiatura) e di un freno a mano che il regista ha voluto tenere tirato per tutta la durata del film, anche quando in scena compaiono i Kiss (favolosi nei loro costumi a cantare canzoncine di Natale).

Godibile l’alchimia di Franco e Cranston, ma, come prevedibile, l’unico che riesce a mostrarsi completamente a suo agio è proprio il primo, con la sua fisicità ostentata in ogni fotogramma (con tanto di pelo pubico) e l’idiozia di un personaggio che, nonostante tutto, riesce a farsi amare. Ottime le spalle, soprattutto il Gustav di Keegan Michael Key, ma quello che non perdoneremo mai a Hamburg è l’aver frenato anche quella forza della natura che è Megan Mullally (la Karen di Will&Grace): parte in sordina, inizia a scalpitare, esplode in una sola scena – quella in cui è strafatta – e si smorza completamente nel finale. Imperdonabile Hamburg, imperdonabile.

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Augusto D'Amante

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