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Les Ogres: la festa degli eccessi

Les Ogres: la festa degli eccessi

I protagonisti di Les Ogres, di Lèa Fehner, vivono di eccessi per affrontare i momenti bui della vita, in una coralità ambivalente che si muove tra la forza dell’essere uniti e la totale assenza di una dimensione intima. Dal 26 gennaio in sala il film che in Francia ha ottenuto tre candidature ai Premi Lumières.

3stelle

Ispirato all’infanzia della sua giovane regista, Les Ogres, dopo il successo ottenuto in Francia dove ha ottenuto la nomination a miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura ai prestigiosi Premi Lumières, arriva nelle sale italiane a partire dal prossimo 26 gennaio.
Il Davaï Théâtre porta in giro per la Francia uno spettacolo tratto dai racconti di Checov. I membri della compagnia vivono in stretto contatto tutto l’anno, ma quando una vecchia fiamma fa il suo ritorno e la nascita di un bambino si fa sempre più vicina, ecco che gli equilibri tendono ad incrinarsi pericolosamente.

Passata alla ribalta per il suo primo lungometraggio, Qu’un seul tienne et les autres suivront, presentato alla Giornate degli Autori di Venezia 2008, Léa Fehner riprende i suoi ricordi di infanzia (il padre e la madre dirigono una compagnia di teatro itinerante) e li mescola a storie di Vita – volutamente con la maiuscola – in questa festa degli eccessi. Gli orchi del titolo sono i tanti personaggi che la Fehner gestisce in questi 144 minuti – unica nota dolente – di pellicola: il loro modo di vivere si fonda sull’eccesso più sfrenato, ma non fine a se stesso. Combattere la morte, il dolore, la tristezza con un afflato vitale che vede nell’eccesso il suo spirito più puro: questa sembra essere la filosofia che sta alla base del racconto della giovane regista francese.

I suoi protagonisti abbandonano il loro privato per abbracciare il teatro, per abbracciare uno stile di vita mai ancorato ad un luogo preciso e frenetico: la scena della scoperta dell’adulterio, pur nella sua potente crudeltà, ne è esempio lampante. Anche il momento più tragico, quando una moglie tradisce il marito per vendetta, diventa occasione di farsa per tutto il gruppo. Ed è proprio questa l’energia che Les Ogres mette in scena: una forza brutale, ma dolce, seria, ma comica, che solo apparentemente sembra fregarsene del dramma privato e, in realtà, lo prende a calci con la potenza del sorriso. Alla Fehner piace giocare con questa ambivalenze (amore/dolore) e anche quando affronta la violenza, non può non trasformarlo in un’occasione di festa – vedi scena della rissa nel ristorante.

Gli eccessi (forse troppi) di Les Ogres avvicinano il racconto alla vita, fanno respirare vitalità pura e semplice in ogni fotogramma e portano con sé lo sporco, il sudore e la gioia di un lavoro fatto con il cuore. Buona la direzione degli interpreti, tra cui, oltre ai familiari della Fehner, anche Lola Dueñas, Adèle Haenel e Marc Barbé: la regista riesce a creare una coralità in cui nessuno prevale sull’altro e, anche quando si concentra su alcuni di loro, è interessante notare come gli altri, quelli che definiremo secondari, con la loro presenza o intromissione, rendano ancora più forte quella scena.

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Augusto D'Amante

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