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The Founder: croci, bandiere…ed archi

The Founder: croci, bandiere…ed archi

John Lee Hancock porta sugli schermi la storia di Ray Kroc, l’imprenditore americano che ha creato l’impero McDonald’s. Michael Keaton ci regala un’altra splendida interpretazione senza la quale il film avrebbe perso qualsiasi attrattiva. In sala dal 12 gennaio.

3stelle

Che ne siate sostenitori o detrattori, la nascita del McDonald’s ha segnato una svolta epocale nel mondo della ristorazione. Solo grazie a questo piccolo chiosco di panini si è diffuso, a partire dagli anni Cinquanta, il concetto di fast food che, nel giro di pochissimo tempo, si è affermato ovunque. E tutto questo non sarebbe stato possibile senza la figura di Ray Kroc, il fondatore, appunto, di un impero economico simbolo del capitalismo statunitense. John Lee Hancock porta al cinema la storia di Kroc con The Founder, affidando a Michael Keaton uno dei suoi ruoli migliori in questa seconda fase della sua carriera, ripartita nel 2014 con Birdman.

Siamo nella California degli anni Cinquanta e Ray Kroc è un venditore di frullatori che un giorno riceve un’ordine molto particolare: un piccolo ristorante di San Bernardino ne vuole acquistare addirittura sei. Incuriosito, Kroc parte per San Bernardino per capire di cosa si tratta e subito si rende conto del potenziale del nuovo metodo di lavoro che i fratelli McDonald hanno introdotto nel loro ristorante: una vera e propria catena di montaggio umana che, grazie anche ad una studiata e funzionale sistemazione delle attrezzature da cucina, permette di preparare panini, patatine fritte e bibite in meno di tre minuti.

Basato sulle lettere che Kroc e i McDonald si sono scambiati durante la loro collaborazione, The Founder è l’apoteosi dell’American dream: un venditore sull’orlo del fallimento, annoiato dal suo lavoro, con davanti un futuro misero, trova un nuovo scopo nella sua vita e cerca, in tutti i modi, di ottenere il tanto agognato successo. E spetta all’immenso Michael Keaton dare volto, voce e gesti a Ray Kroc, che dietro la seppur nobile motivazione della perseveranza, nasconde l’odiosa faccia dell’avidità, dell’avere successo a tutti i costi. Pur suonando, in alcune scene, come una neppure tanto velata pubblicità al McDonald’s, The Founder si concentra su Kroc (Keaton è presente in tutte le scene) e non si azzarda minimamente a prendere una posizione precisa: Ray ci viene presentato come quello che è, un’anima imprenditoriale che guarda avanti e vuole raggiungere il suo scopo, rendere il marchio McDonald’s la “nuova chiesa d’America“. Così, oltre alle croci delle chiese e alle bandiere a stelle e strisce, nelle strade americane (ma non solo) svetteranno anche gli archi dorati di questi fast food.

Hancock ama sguazzare nell’ambiguità del suo protagonista e, se non ci fosse stato Michael Keaton a portare avanti la baracca, The Founder non avrebbe avuto la stessa attrattiva: ad una sceneggiatura che in varie occasioni fa storcere il naso, corrisponde, però, la sublime prova attoriale di Keaton, che si conferma ancora una volta come un vero mattatore. Ora, come detto all’inizio, che ne siate detrattori o sostenitori, poco importa: come altri film che recentemente ci hanno mostrato il lato più feroce dell’imprenditoria o della finanza americana (si pensi a La Grande Scommessa), The Founder getta le basi per un’analisi post-visione molto interessante che va oltre il McDonald’s, ma che si concentra prevalentemente su un certo modo di fare affari.

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Augusto D'Amante

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