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Passengers: Un Titanic oltre le stelle

Passengers: Un Titanic oltre le stelle

Jennifer Lawrence e Chris Pratt sono naufraghi nello spazio in Passengers. Dirige il Morten Tyldum di The Imitation Game. In sala dal 30 dicembre.

2stelle

Una nave nello spazio, verso il sogno di un nuovo mondo. Non è il Titanic ma poco ci manca, perché l’iceberg di turno arriva subito, quasi prima che il film inizi. Un piccolo asteroide, un’avaria e l’intreccio di Passengers  prende l’abbrivio, mettendo nel cassetto il nuovo mondo e concentrandosi sul viaggio, non solo dei corpi, ma anche dei cuori e delle anime. Quelli di Jennifer Lawrence e Chris Pratt, prima di tutto, e anche del regista Morten Tyldum, norvegese trapiantato ad Hollywood, reduce dal buon successo di The Imitation Game.

Jim (Chris Pratt) si risveglia all’improvviso dall’ibernazione. Crede sia tutto pronto per la sua nuova vita e invece si ritrova naufrago su di una nave deserta. È l’unico ad essersi svegliato e mancano ancora ottant’anni all’arrivo. Gli altri dormono beati, compreso l’equipaggio, con le sole eccezioni di un droide barista (Michael Sheen) e qualche inutile tutorial olografico. Dopo un anno di isolamento Jim si trova a scegliere tra la morte e l’amore e sceglie quest’ultimo, risvegliando dal sonno Aurora (Jennifer Lawrence), affascinante giornalista e aspirante scrittrice. Dopo il disorientamento iniziale prevale ovviamente l’attrazione, nonostante sulla coppia pesino due ombre, quella del segreto di Jim e quella di un’astronave dal comportamento sempre più erratico e difettoso.

Ripensando alla trama di Passengers è facile immaginare le concitate riunioni ai piani alti, indagini di mercato alla mano, alla ricerca di una quadra impossibile. Di un film che possa accontentare le due anime di una coppia, trovando una sua collocazione nel sovraffollato palinsesto post-natalizio, rosicchiando magari una fetta di pubblico ai cinepanettoni e alle Guerre Stellari di ordinanza. La protagonista di Hunger Games e Il Lato Positivo, il protagonista di Guardiani della Galassia e Jurassic World. Una commedia romantica all’inizio, un thriller fantascientifico alla fine, con un senso più marcato di leggerezza, senza i presagi funesti del Titanic di James Cameron per intendersi. Il meccanismo funziona solo a metà, però. La prima, per la precisione. Vuoi perché Pratt e Lawrence sfruttano al meglio la buona chimica creata sul set, vuoi perché Tyldum sembra trovarsi più a suo agio quando a parlare sono i personaggi e non gli effetti speciali.

Dal canto suo lo sceneggiatore Jon Spaihts (Prometheus, Doctor Strange) perde la bussola a metà del cammino e le scelte dei personaggi si fanno via via più incomprensibili, colpa di una scrittura che non smussa gli spigoli e di uno script che fa pesare troppo le sue esigenze. E così tra motori che esplodono e passeggiate spaziali, eroi che soccombono e androidi che impazziscono si annacqua pure la buona chimica di cui sopra, e due convincenti Adamo ed Eva si trasformano con meno convinzione nei Jack e Rose dello spazio. Il risultato finale è che Passengers è un film pensato bene e riuscito male con buona pace dell’armonia di coppia, che rimarrà un sogno da indagine di mercato, perché se tutte le “lei” si lamenteranno della caciara del secondo tempo i “lui” non troveranno certo il riscatto sperato dopo tutte le romanticherie del primo.

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Marcello Lembo

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