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Le stagioni di Louise: la delicatezza di un acquerello

Le stagioni di Louise: la delicatezza di un acquerello

In sala dal 22 dicembre, Le stagioni di Louise è il film di animazione franco-canadese diretto da Jean-François Laguionie. In un paesino della Normandia, un’anziana donna si ritrova completamente da sola con i suoi ricordi: un’occasione unica per guardare a se stessa in maniera molto diversa da prima.

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La trama della carta, i colori pastello, le strisce del pennello, le linee essenziali dei disegni che però non rinunciano ai particolari, una storia che si insinua nelle profondità dell’inconscio: Le stagioni di Louise è tutto questo. Sotto le sembianze di un semplice film d’animazione d’altri tempi si nasconde una pellicola che conduce lo spettatore in un profondo percorso di introspezione.
Louise è un’anziana signora dal naso grosso che trascorre i suoi ultimi giorni di vacanza in un piccolo paese della Normandia in riva all’Oceano: scontrosa e solitaria, la donna non ama essere circondata dai rumorosi bagnanti che affollano la spiaggia. Il giorno della partenza, Louise perde l’ultimo treno per tornare in città e resta completamente da sola nel paesino in balia di una brutta tempesta all’orizzonte.

Scritto e diretto da Jean-François Laguionie, Le stagioni di Louise è stato presentato durante la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, all’interno della sezione Alice nella città, e arriva, a ridosso di Natale, nei nostri cinema. E se il periodo, da un lato, si presta molto a storie di questo tipo, dall’altro vede il film fronteggiare concorrenti molto più appetibili, considerato anche che il pubblico a cui si rivolge non è certamente molto vasto.
In riva all’Oceano, dove la donna si stabilisce costruendosi una baracca, realtà e tempo si fermano: procedendo avanti nella pellicola, con Louise abbandoniamo qualsiasi senso del reale, rinunciamo a trovare una spiegazione logica e razionale a tutto ciò che vediamo (perché nessuno la va a cercare?) e ci addentriamo in un viaggio nell’inconscio della protagonista, tra ricordi del passato e solitudini del presente. Quel paese dove Louise, novella Robinson Crusoe, si ritrova “naufraga”, è il luogo dell’infanzia vissuta con la nonna, dove lo scheletro di un paracadutista dello sbarco in Normandia imprigionato tra gli alberi di un bosco è custode delle sue confessioni di ragazzina, dove l’alternarsi delle stagioni ha quel sapore genuino di ciò che sembra essere perso per sempre.

Nella solitudine forzata, rotta solo dalle conversazioni con un cane incontrato sulla spiaggia, Louise riflette sulla sua esistenza, si prende una pausa dalla frenesia della società moderna, per riscoprire, grazie alla quotidiana lotta per la sopravvivenza, grazie ai ricordi dell’infanzia, il valore originario di tutte quelle cose che finiamo per dare per scontate. Il connubio, poi, con la tradizionale tecnica di animazione, i colori pastello e la meraviglia degli acquerelli, con la trama della carta che si nota in più occasioni, fanno di Le stagioni di Louise (Louise en hiver in lingua originale) una pellicola dal fascino unico, che affronta il tema della solitudine mostrandocene il lato più poetico.

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Augusto D'Amante

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