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Lion: un viaggio lungo 25 anni

Lion: un viaggio lungo 25 anni

Tratto dall’incredibile storia vera di Saroo Brierley, Lion è stato il film di chiusura della scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma. Diretto da Garth Davis, il film si concentra sul lungo viaggio del suo protagonista alla ricerca della sua famiglia d’origine. Con Dev Patel, Rooney Mara e Nicole Kidman, il film sarà nelle nostre sale il 22 dicembre.

4stelle

Saroo è nato in un piccolo villaggio dell’India del Nord. Un giorno, per errore, si ritrova su un treno che lo porta a Calcutta, a migliaia di chilometri lontano da casa. Completamente solo, il piccolo cerca di sopravvivere nelle strade della grande città indiana, fino a quando non viene condotto in un orfanotrofio e, qualche mese dopo, viene affidato ad una coppia australiana. Venti anni dopo, il desiderio di scoprire le proprie origini e di ritrovare i suoi amati fratelli e la madre, portano il giovane uomo ad intraprendere, finalmente, quel viaggio di ritorno.

Tratto da La lunga strada per tornare a casa, libro di memorie scritto da Saroo Brierley, Lion è stato presentato, come film di chiusura, durante l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e porta sugli schermi una storia vera davanti alla quale è difficile rimanere impassibili. Ogni fotogramma della pellicola diretta da Garth Davis trasuda emozione, partendo proprio dalla primissima scena (Saroo in un campo circondato da farfalle), Lion si muove verso la costruzione di un processo che porta lo spettatore alla totale empatia con il protagonista. Complici gli occhioni di Sunny Pawar, il giovanissimo e strepitoso attore indiano che interpreta Saroo nella prima parte del film, e alcune scelte tecniche operate da Davis (come quella di posizionare all’altezza degli occhi di Pawar le telecamere) passiamo dal percepire le difficoltà in cui il bambino cresce al suo senso di spaesamento e di abbandono quando si allontana da casa, dalle paure per tutto ciò che la vita in strada comporta, fino alla speranza di cambiare la propria condizione.

Con Dev Patel in scena, invece, entriamo nella seconda fase di questo viaggio. Qui la ricerca assume una chiave più intimistica e simbolica che trova la sua ragione d’essere nell’ancestrale bisogno di capire chi siamo attraverso la scoperta delle nostre radici. Patel da prova di grande maturità artistica, mostrandoci un personaggio in crisi che non riesce a dimenticare il suo passato, ma che ha la determinazione (e la paura) di volerlo riscoprire. Per il suo debutto, Davis, che in passato ha diretto molti spot pubblicitari e qualche puntata della serie Top of the Lake, può contare anche sull’interpretazione di Nicole Kidman: all’attrice spetta un ruolo minore, quello della madre adottiva di Saroo, ma che non resta inosservato. Poco incisiva, invece, l’interpretazione di Rooney Mara, chiamata ad interpretare Lucy, la fidanzata di Saroo.

Nonostante la tematica, che si presta facilmente a venir trattata in maniera melensa o noiosa, dando vita ad un polpettone indigesto, Lion (aspettate la fine del film per scoprire le ragioni di questo titolo) per ben due ore gioca con la nostra emotività, ci invita ad abbandonarci ad esse e se scappa la lacrima, poco importa: non sarete gli unici in sala. Perché Davis, con questo film, ci mostra di sapere bene che il cinema è condivisione di emozioni, non solo tra noi e i personaggi che vediamo in azione, ma anche tra noi e chi ci è seduto vicino in sala.

 

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Augusto D'Amante

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