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Rogue One: Storie di guerra in una galassia lontana lontana

Rogue One: Storie di guerra in una galassia lontana lontana

La saga fantascientifica più famosa del mondo torna con uno spin-off intitolato Rogue One. Alla regia il Gareth Edwards di Godzilla. Protagonisti: Felicity Jones e Diego Luna. In sala dal 15 dicembre.

3stelle

Niente Jedi, niente Skywalker e niente spade laser. Nella galassia lontana lontana inventata da George Lucas restano solo una guerra, i suoi soldati, le sue vittime. Rogue One: a Star Wars story segna l’inizio di una nuova era per uno dei franchise più redditizi della storia del cinema. Il film diretto da Gareth Edwards (Godzilla) e interpretato da Felicity Jones (La Teoria del Tutto), Diego Luna (Milk) e Ben Menedelsohn (Bloodline) non è infatti l’Episodio VIII della saga ma uno spin-off ambientato qualche mese prima della pellicola originale, di cui riprende anche alcuni personaggi.

Le luci della ribalta lasciano per una volta da parte la famiglia Skywalker e si concentrano su Jyn Erso (Felicity Jones), figlia di uno scienziato costretto a servire l’impero galattico (Mads Mikkelsen), che insieme a un manipolo di valorosi cercherà i piani per distruggere la Morte Nera, l’arma più temuta dai ribelli.

Gli sceneggiatori Chris Weitz e Tony Gilroy si avventurano in un territorio inesplorato per i fan di Star Wars, quello del war movie. La mappa del genere però è decisamente tracciata e in fin dei conti basta solo adattarla ai canoni della fantascienza. La squadra guidata da Edwards (ma anche da Gilroy che pare abbia rigirato una parte del film) si invola così sulla scia dei grandi classici del cinema bellico. Da Quella sporca dozzina ai Cannoni di Navarone passando per Il ponte sul fiume Kwai.

Rogue One mette quindi da parte gli eroi, con i loro poteri magici, e lascia il campo ai soldati che muoiono o vincono, e qualche volta muoiono lo stesso. I protagonisti profondamente umani di questa Star Wars Story sono nuovi, pur nella loro classicità. E forse proprio per questo conquisteranno anche i fan che avevano accolto con più scetticismo il recente Episodio VII, vittima – si diceva – di un eccesso di rimandi alla trilogia originale. I rimandi, per la verità, non mancano neanche qui (dall’annunciato ritorno di Darth Vader a qualche guest star a sorpresa) ma senza l’impressione della copia carbone. E così il nuovo droide K-2S0, a cui spetta l’immancabile ruolo di spalla comica, più che al dorato C3-Po sembra rifarsi a un cinismo in cui i fan dell’animazione televisiva ritroveranno il Bender di Futurama.

Rogue One non è un film perfetto. L’inizio è debole, didascalico, qualche personaggio (il ribelle fondamentalista interpretato da Forest Whitaker) sembra un po’ superfluo e le interpretazioni dei protagonisti non sono tutte indimenticabili (il migliore forse è l’ottimo Ben Mendelsohn) ma ha comunque la forza di riscattarsi con un finale maestoso e dolente che ha pochi eguali anche nella serie principale. L’impressione è che il futuro della creatura di George Lucas passi da qui. Perché non ci si potrà sempre affidare alle dinamiche di una saga familiare e perché Rogue One ci dimostra che in fondo la galassia lontana lontana ha tante cose da dire, a cominciare da questa piccola grande storia di guerra.

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Marcello Lembo
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