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Tim Burton, “Io bambino speciale come il protagonista di Miss Peregrine”

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È stato un bambino speciale anche lui, un outsider, un tipo “strano e fuoriposto” proprio come il protagonista di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Tim Burton non esita a riconoscerlo mentre parla della sua nuova creatura liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Ransom Riggs, in sala dal 15 dicembre“Non avevo mai sentito parlare del libro, ma appena l’ho letto ho immediatamente sentito un legame con il protagonista Jake e il suo sentirsi strano, fuoriposto “.
E come i ragazzi del film anche Burton ha avuto la sua Miss Peregrine, anzi le sue Miss Peregrine: una nonna e un’ insegnante d’arte che lo hanno sempre sostenuto e incoraggiato a essere speciale. “È una rarità e io sono stato molto fortunato, – racconta – perché a volte nella vita ti bastano solo poche persone che riescono a vedere le tue specialità e ti permettono di farle fiorire”.

Il film, distribuito in Italia in trecento copie, lo ha colpito sin dal titolo perché gli ricordava la sua infanzia, ma ad incuriosirlo era stato anche “il modo in cui Riggs era riuscito a mettere insieme gli ingredienti di questa storia partendo da vecchie foto.  Sono un grande collezionista di fotografie e ho sempre pensato che le vecchie foto raccontano una storia, ma non te la raccontano tutta: conservano invece quella parte di mistero e poesia che dà  l’idea di qualcosa di potente ed efficace”.

Già, perché il romanzo di Riggs, autore con il debole per il collezionismo di vecchie foto come Burton, parte proprio da alcune immagini della sua collezione, diventate il punto di riferimento per i personaggi di questa storia: ragazzi con abilità speciali barricati nella casa di Miss Peregrine (Eva Green), una sorta di rifugio dal mondo esterno, in una realtà alternativa che sfugge alle comuni categorie di spazio e tempo. A scovarlo sarà Jake (Asa Butterfield) attraverso una lettera del nonno morto che lo porterà anche a scoprire se stesso.
Una favola che nelle atmosfere e nei personaggi evoca lo spirito burtoniano di Edward mani di forbice: “Non so che fine faranno, ma è proprio questo il tipo di storie che continua a interessarmi perché conservano una parte di mistero, poesia e sorpresa che cercherò sempre di raccontare”, aggiunge riflettendo sull’oggi. “Vivere il presente e goderselo pienamente è diventato sempre più difficile perché lo viviamo mutuato da un dispositivo, stiamo sempre lì a guardare i nostri telefonini. Oggi chiunque può dire e scrivere qualsiasi cosa, c’è una specie di bullismo senza nome e senza faccia che mi disturba molto; mentre i ragazzi giudicano il proprio valore attraverso il numero di like ricevuti. Lo trovo triste e allarmante”.
Miss Peregrine ha il fascino di Eva Green, che dopo Dark Shadows torna per la seconda volta a recitare in un suo film: “Non so voi – scherza – ma io vorrei avere una direttrice come Eva Green! Avevo un’insegnante che somigliava molto a Miss Peregrine: era bellissima e divertente e i miei compagni di scuola facevano qualsiasi cosa chiedesse”.
Eva è stata la sua prima scelta “perché ha tutte le caratteristiche che il personaggio doveva avere – rivela Burton – E’ forte, divertente, drammatica, potente, efficace,  credibile, strana, emozionale e per me è come le star dei film muti. È per questo che l’ho scelta: per la sua capacità di far arrivare qualcosa attraverso lo sguardo. Il cinema è un mezzo estremamente visivo e gli occhi svolgono un ruolo fondamentale. La prima cosa che osservo quando una persona entra in una stanza sono gli occhi: ti dicono qualcosa, ma non ti raccontano tutto, proprio come il cinema”.

Sul futuro, che lo vedrebbe coinvolto in un sequel di Beetlejuice e il live action del classico Disney Dumbo, preferisce non sbottonarsi. “Regola numero uno: non parlare dei progetti futuri fino a quando non ci sarà qualcosa di concreto. – dice – L’ho fatto già due volte e i progetti sono stati poi cancellati, quindi ve lo dirò solo quando sarò sul set. Certo, il personaggio di Beetlejuice mi piace moltissimo, è un film insolito, non capisco ancora la ragione del suo successo, ma meglio non pianificare con molto anticipo. Staremo a vedere. E poi non dimenticate il miglior film che non ho mai fatto: Superman, lo avreste adorato, sarebbe stato fantastico”, scherza riferendosi al progetto mai realizzato e più volte accostato a lui di un film su Superman con Nicolas Cage.

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Elisabetta Bartucca

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