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Aquarius: Casa dolce casa

Aquarius: Casa dolce casa

Sonia Braga e il regista Kleber Mendonça Filho portano in scena Aquarius, la storia di una donna che cerca di proteggere la sua casa dagli speculatori. In sala dal 15 dicembre.

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Una donna contro i grattacieli, una casa contro la prospettiva di un futuro arido. Aquarius, il secondo film del regista brasiliano Kleber Mendonça Filho, porta nelle sale italiane una storia di suggestioni e resistenza umana che trova una perfetta incarnazione nel volto segnato, nel corpo ferito della sua protagonista, una splendida Sonia Braga. L’attrice, che si fece conoscere a Hollywood con Il bacio della donna ragno, interpreta qui il ruolo della critica musicale Clara, ormai ultima occupante dell’Aquarius, un condominio a pochi passi dalla spiaggia su cui si appuntano le mire degli speculatori edilizi.

In un mosaico di emozioni, di ricordi, di canzoni si inserisce un tassello nero, una minaccia sempre meno velata. La prepotenza del potere prende forme a mano a mano più subdole: le pressioni di figli e vicini, party molesti organizzati negli appartamenti abbandonati e così via. A fronteggiare questa escalation kafkiana c’è solo la forza di una donna, quella voglia di vivere e di sentire che travalica i lutti, la stanchezza e le malattie.

Mendonça Filho, anche sceneggiatore, ci consegna un film politico, nella natura se non nelle forme. Come capita spesso nel cinema brasiliano il film affronta il tema delle profonde differenze sociali del paese. Ma non si parla della violenza delle favelas, qui il dito è puntato contro i ceti più alti, contro il Brasile istruito che guarda al futuro, quello che aveva promesso un nuovo miracolo economico ma che a fatica nasconde la sua anima corrotta. Aquarius però non si accontenta di essere solo un film di denuncia, non perde tempo a guardarsi allo specchio orgoglioso della sua presunta superiorità morale. Perché il Mendonça Filho regista pervade  le sue immagini di un senso spiccato dei luoghi. Un senso, sembra suggerirci il regista, che i giovani – molti ma non tutti – hanno perduto a scapito di sogni più facili: denaro, potere. Forte della sua esperienza di critico musicale il cineasta brasiliano avvolge poi la pellicola nelle note dei classici della musica brasiliana e internazionale: Queen, Gilberto Gil, Maria Bethania. Le loro voci sensuali, le corde pizzicate della chitarra, cementano le fondamenta già solide di un film che limita al minimo i difetti (un finale intenso, allegorico, ma forse un po’ frettoloso?) e che ha comunque in Sonia Braga la sua colonna più portante.

Aquarius porta sullo schermo una cosa rara al giorno d’oggi, un personaggio a tutto tondo. Il regista brasiliano si prende i suoi tempi per raccontarlo. Un po’ come accade alla sua protagonista non cede alle pressioni di chi preferisce arrivare dritto al punto e si permette qualche excursus dal tema principale, consapevole che il tempo non è perso perché la vita che traspare da Clara, sia nella sua scrittura che nell’interpretazione, è un’emozione rara che forse avrebbe meritato maggior considerazione dalla giuria dell’ultimo Festival di Cannes, dove il film era in concorso.

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Marcello Lembo

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