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Captain Fantastic: Il dilemma dell’utopista

Captain Fantastic: Il dilemma dell’utopista

Viggo Mortensen interpreta un hippie padre di sei figli alle prese con la sua piccola utopia. Captain Fantastic, di Matt Ross, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

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Un padre, sei figli, una foresta, una libreria e il sogno di una vita diversa. Captain Fantastic non è il nome di un supereroe sebbene la sua parabola, intrecciata di assoluti, non sia priva di un certo eroismo. Captain Fantastic è l’ultimo personaggio portato sullo schermo da Viggo Mortensen, uno che dal Signore degli Anelli a History of Violence di eroi se ne intende, ed è anche il titolo del film scritto e diretto da Matt Ross, attore di serie tv con velleità da regista, qui al suo secondo lungometraggio.

Presentato nella selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma, in collaborazione con Alice nella Città, Captain Fantastic racconta la storia di Ben Cash (Mortensen), padre di sei figli, che ha deciso di rinnegare lo stile di vita americano e di ritirarsi nei boschi, dove al posto della consueta dieta di videogame e fast food, i figli sono sottoposti a un addestramento da survivalist ma anche a un’educazione culturale fuori dalla norma, a colpi di Noam Chomsky, di classici della letteratura e di trattati sulle grandi teorie scientifiche. A rompere l’idillio è però una notizia tragica, la morte della madre ricoverata da tempo in una clinica cittadina, che costringerà la famiglia Cash a un confronto con il loro passato e con il loro futuro, con i familiari di città, con le loro contraddizioni.

Quello che lo stesso Mortensen ha definito “un road movie fisico e soprattutto spirituale” inizia col brio della commedia ma anche quando sceglie le note agrodolci non lo fa mai in maniera prevedibile. Ross, autore anche della sceneggiatura che prende spunto dalla sua infanzia vissuta in certe comuni rurali della California, non divide l’immaginario di Captain Fantastic in buoni e cattivi e sottolinea le contraddizioni di tutte le americhe descritte, quella delle campagne, l’America dei sobborghi, l’America dei ricchi conservatori. I figli di Ben sono addestrati a riflettere, ad avere una coscienza politica, hanno una forma invidiabile e guardano con stupore i clienti sovrappeso di un diner, ma sono completamente privi di qualunque spirito sociale, pensano che Nike sia solo il nome della dea vittoria e sono stati addestrati all’uso delle armi già in tenera età. Qual è lo stile di vita più giusto? Qual è il modo migliore per educare i propri figli? Captain Fantastic non ha l’arroganza di voler dare risposte ma ha la potenza di instillare i dubbi, in un meccanismo narrativo solido che neanche una certa ridondanza di scene finali riesce a scardinare.

Mortensen, dopo l’Aragorn del Signore degli Anelli, dopo i protagonisti dei film di David Cronenberg, sceglie un altro splendido personaggio, quello di un hippie anti-sistema che si trova di fronte a una scelta impossibile, quello di un uomo che non accetta una società profondamente sbagliata ma che si rende conto a poco a poco che la vita non può essere costretta dai vincoli di un’utopia. Captain Fantastic è un film profondo come il suo protagonista, un eroe imperfetto che più lontano non si può dai “colleghi” in mantello e maschera.

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Marcello Lembo

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