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Free State of Jones: McConaughey il ribelle

Free State of Jones: McConaughey il ribelle

Matthew McConaughey e il regista Gary Ross ci raccontano la storia di un gruppo di sudisti che si ribellò allo schiavismo e alla secessione dei confederati. Free State of Jones arriva in sala dall’1 dicembre.

2stelle

Mississippi, 1863. Una banda guidata da un uomo di nome Newton Knight dichiara la nascita dello Stato Libero di Jones, un territorio che rifiuta la guerra civile e lo schiavismo e dove ogni uomo è proprietario di diritto della terra che lavora. E questa piccola utopia, perlopiù ancora inesplorata dalla storiografia e dalla curiosità popolare, è al centro di Free State of Jones, il film diretto da Gary Ross e interpretato da Matthew McConaughey in uno dei primi ruoli scelti dopo il suo anno d’oro, il 2014, quando fu protagonista di True Detective, di Interstellar ma anche alla notte degli Oscar.

La storia è quella di Knight (McConaughey), soldato sudista che dopo la morte al fronte del nipote decide di disertare e di unirsi a una banda di ex soldati e di schiavi in fuga. Lì troverà l’amore, quello della nera Rachel (Gugu Mbatha-Raw) e anche la forza di un idealismo che lo porterà a ribellarsi al potere costituito e ad affrontare anche il difficile periodo del dopo-guerra, quando il ritorno dei vecchi proprietari e le incursioni del Ku-Klux-Klan rappresenteranno una sfida ancor più impegnativa.

Dopo un lavoro di ricerca di quasi 10 anni Ross, sceneggiatore plurinominato agli Oscar, qui alla quarta regia dopo Pleasantville, Seabiscuit e il primo Hunger Games, riesce a portare sullo schermo quello che a Hollywood chiamano un passion-project. L’amore per Free State of Jones traspare in mille dettagli, soprattutto nel desiderio di restare fedele alla realtà dei fatti anche quando le esigenze narrative pretendono e ottengono che ci si discosti un po’. Il film però di questa troppa passione finisce per cadere vittima, perché della sua consistente durata – poco meno di due ore mezzo – dedica la prima ora a posare le fondamenta dell’intreccio. Troppo – probabilmente – per uno spettatore, specie quando il ritmo narrativo è segnato da silenzi che vorrebbero fare atmosfera e che invece fanno solo venir voglia di guardare l’orologio. Va decisamente meglio dopo, quando tanta attesa comincia a pagare i suoi dividendi. Quando Matthew McConaughey può arringare la folla e proiettare il suo magnetismo sugli altri personaggi e sugli spettatori. Ci si ricorda allora che il film racconta una storia interessante e che il protagonista di Dallas Buyers Club è probabilmente l’attore giusto per interpretare un ruolo tanto intenso. Anche l’intreccio magicamente si ravviva, grazie a un cast di buon livello che comprende anche Mahershala Ali, nel ruolo di Moses, braccio destro di Knight, e Keri Russell, in quello della moglie del protagonista. Le scene si moltiplicano, più sostanza e meno silenzi. Anche la storia va avanti, supera i limiti della guerra civile, senza rinunciare a quel didascalismo che a volte ci fa sembrare di essere di fronte a una docu-fiction di History Channel più che a un film prodotto a Hollywood.

E il problema di Free State of Jones è proprio lì. Ha una natura incerta. Troppo rigoroso per essere un’opera di fiction, troppo costruito per passare l’esame di un qualunque fact-checking. La storia, quella vera, è sfilacciata, a tratti sconosciuta e di sicuro non ha i tempi della narrativa. Un film che vuole imitarla non potrà che replicarne i difetti e Free State of Jones cade dritto nel tranello.

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Marcello Lembo

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