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You’ll never be alone (Nunca vas a estar solo) apre il RIFF 2016

You’ll never be alone (Nunca vas a estar solo) apre il RIFF 2016

Vincitore del Teddy Jury Awards alla scorsa edizione della Berlinale, You’ll never be alone (Nuca vas a estar solo), il debutto alla regia del cantautore cileno Alex Anwandter, apre la XV edizione del Rome Independent Film Festival, in programma dal 25 novembre al 1° dicembre. Le pellicola sarà proiettata al Cinema Savoy di Roma il 25 novembre alle 20.15.

3stelle

Anche se circondati da persone, i personaggi che Alex Anwandter porta sullo schermo con You’ll never be alone (Nunca vas a estar solo) soffrono la solitudine più profonda. Microcosmi isolati, le loro vite si scontrano, senza mai intrecciarsi, senza mai percorrere insieme un tratto di strada. Ispirato alla tragica morte di Daniel Zamudio, adolescente di Santiago del Cile che nel marzo 2012 morì dopo aver subito un’aggressione omofoba, You’ll never be alone vive di contrasti, ad iniziare proprio da quel titolo che non vuole richiamare qualche evento raccontato nel film, ma vuole essere un invito ad unirsi per contrastare una delle piaghe sociali della contemporaneità: l’omofobia e la transfobia, di cui si continua a morire.

Pablo (Andrew Bargsted) vive con il padre Juan (Sergio Hernández) e, come molti adolescenti, sogna di diventare ricco e famoso. Alla sua amica Ana (Antonia Zegers) racconta i suoi incontri fugaci e passionali con Felix (Jaime Leiva), il quale vuole mantenere la sua fama di macho con i suoi amici. Maltrattato dagli altri ragazzi del quartiere, un giorno Pablo è vittima di una violenta aggressione omofoba, che lo conduce al coma. Il mondo di Juan inizia così a sgretolarsi e quando si trova davanti alla crudeltà della realtà in cui vive, sarà costretto a prendere una decisione importante per salvare il figlio. Dai colori scuri e opachi, You’ll never be alone mette in scena la solitudine di chi non è compreso, di chi è visto non in base alla sua identità, ma in base ad una serie di filtri e schemi dettati dall’ignoranza e dall’arroganza, figlie privilegiate di una società marcia. Anwandter non giudica nessuno dei suoi personaggi, ma non per questo resta privo di critiche: il suo è un puntare il dito contro quella società (non solo cilena, ma mondiale) che non prevede una giusta punizione per chi si arroga il diritto di contrastare con la violenza l’identità, sessuale o meno, di un’altra persona.

Il calvario di Pablo non inizia e finisce con la violenza fisica che subisce: quello è solo il tragico punto di arrivo di una situazione che inizia apparentemente in maniera ingenua e scherzosa, ma che col passare degli anni diventa un male insopportabile, fatto di battutine, scherzi, maldicenze. La violenza subita ribalta la situazione, così che quella croce non apparterrà più al solo adolescente, ma a tutta la comunità, ad iniziare dal padre, che tollera l’essenza del figlio, ma, evidentemente, non l’ha ancora accettata. Juan diventa l’altra faccia dell’omofobia, quella latente, quella che tollera, ma si gira dall’altra parte. Forse quella più subdola, ma pur sempre codarda e violenta come i calci che il giovane riceve. Di base, però, c’è l’amore di un padre verso il figlio e qui sta la potenza della pellicola cilena: nell’attimo esatto in cui Pablo cade a terra tramortito e ricoperto di sangue, crolla il mondo fasullo in cui Juan viveva. I vicini, i colleghi di lavoro, i soci, le assicurazioni sanitarie, i medici: la crudeltà della società si fa sentire forte e chiara, e Juan capisce quello che il figlio ha provato in tutti questi anni.

Un po’ di amarezza lascia l’assenza di approfondimento di alcuni aspetti del film. In primis proprio la relazione tra Pablo e Felix, di cui conosciamo, grazie alle esplicite scene di sesso, la passionalità, ma non ne scopriamo le basi. E anche lo stesso personaggio di Felix subisce un certo abbandono, restando sospeso in un limbo ingiustificato, vista la sua importanza all’interno della storia. You’ll never be alone (Nunca vas a estar solo) appartiene a quel genere di film di cui si fa sempre bene a ribadire l’importanza e la necessità, soprattutto oggi. Soprattutto in Italia.

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Augusto D'Amante

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