LOGO
,

Snowden: L’eroe kafkiano di Oliver Stone

Snowden: L’eroe kafkiano di Oliver Stone

Presentato in anteprima alla scorsa Festa del Cinema di Roma, arriva in sala dal 24 novembre il film sulle ragioni che spinsero l’ex informatico della Cia che svelò al mondo i programmi di intercettazione dell’Nsa, agenzia statunitense per la sicurezza nazionale.

3stelle

 

 

 

Nel 2015 Citizenfour conquistava un Oscar come miglior documentario. Raccoglieva le confessioni dell’ex informatico della Cia Edward Snowden sul programma di intercettazioni dell’Nsa (National Security Agency), che riguardava non solo governi di paesi stranieri e presunti gruppi terroristici, ma anche cittadini comuni. Quattro giorni di interviste segregato nella stanza di un hotel a Hong Kong con la regista del documentario, Laura Poitras, e il giornalista del Guardian Glenn Greenwald per permettere al mondo di conoscere uno dei casi più sconvolgenti di violazione della privacy.
Da quella stessa camera d’albergo parte il film di Oliver Stone, Snowden, che affida ad una carrellata di  flashback il compito di raccontare cosa abbia portato l’ex tecnico della Cia, all’epoca appena trentenne, ad abbandonare l’impiego all’Nsa e a rivelare quel gigantesco congegno di sorveglianza facendo scoppiare il caso che la la stampa avrebbe ribattezzato con il nome di Datagate. Una decisione che gli avrebbe cambiato per sempre la vita: prima perseguitato, poi denunciato dal suo stesso paese per spionaggio e furto di proprietà del governo degli Stati Uniti, e alla fine costretto a chiedere asilo nella Mosca di Putin.
Snowden va oltre i fatti, aldilà del già noto, perché dopo quel 9 giugno del 2013 l’ex consulente dell’Nsa era la persona più in vista del pianeta: libri, documentari, interviste, fiumi di inchiostro e le copertine dei principali magazine. Della sua vita si sapeva quasi tutto e allora non rimaneva che esplorare i motivi che lo avevano spinto a quel gesto estremo, avvicinandosi allo Snowden più umano per avere accesso a tutto quello che gli passava per la mente. Per farlo Stone lo ha incontrato per ben nove volte, ha acquistato insieme allo sceneggiatore Kieran Fitzgerald i diritti dei libri The Snowden Files e Time of the Octopus, rispettivamente di Luke Harding e Anatoly Kucherena, e poi ha iniziato a scrivere e riscrivere l’epica umana e politica di un eroe dei nostri tempi, che per molti versi ricorda quella di Ron Kovic di Nato il 4 luglio “il ragazzo di Long Island che credeva nella Guerra in Vietnam e si arruolò per combattervi. Ne rimase completamente deluso e sconvolto, e tornò negli Stati Uniti da contestatore e per protestare contro la guerra. Alla fine venne considerato un eroe”.
In Snowden l’eroismo ha il volto emaciato di un giovane nerd del North Carolina affetto da crisi epilettiche, cresciuto in una famiglia da sempre impegnata a sostenere il governo degli Stati Uniti, arruolatosi nell’esercito per combattere in Iraq salvo poi essere congedato dopo un grave incidente durante l’addestramento e ritrovarsi a occuparsi di sistemi di sicurezza prima alla CIA e poi alla NSA.
Il film ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista affidandone il compito a un immenso Joseph Gordon Levitt che, fotogramma dopo fotogramma, acquista i tratti del vero Snowden: una trasfigurazione che passa attraverso i turbamenti e i conflitti interiori di una figura molto più complessa di come i media lo abbiano descritto. Un uomo lasciato solo a combattere contro il peso delle proprie responsabilità, con il dubbio che qualcosa non tornasse in quel setaccio indiscriminato e tentacolare di sms, profili social, email: milioni di mega dati raccolti in ogni angolo del pianeta giustificato da fantomatiche ragioni di sicurezza nazionale e misure antiterroristiche.
Il personaggio di Stone, con cui impariamo a familiarizzare lentamente, ha il coraggio e la forza di rinunciare a tutto ciò che era stato fino a quella stanza d’albergo, compresa la donna che amava, Lindsay Mills, che qui ha la grazia della giovanissima Shailene Woodley; dei due seguiremo il primo incontro, l’innamoramento, la scelta di vivere insieme, i momenti più intimi, le gioie e la separazione forzata.
Snowden non avrà certo la forza del vecchio Stone (Platoon, Nato il 4 luglio, JFK – Un caso ancora aperto, Wall Street), ma gli va riconosciuta la lucidità del dramma kafkiano e l’imponenza di una grande lezione sulla responsabilità civile di ognuno di noi, sulla ricerca della verità, sul coraggio di alzare il velo e togliere il bavaglio a costo della vita. Perché bisogna parare i colpi e lottare, lottare sempre, a cominciare da quei famosi ‘piccoli gesti’ che ci hanno insegnato sin da piccoli. Fosse anche quello di coprire la webcam del proprio Pc con un pezzo di nastro adesivo.

About the author
Elisabetta Bartucca

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top