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Un film su Dick Cheney, la nuova scommessa di Adam McKay

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Un nuovo azzardo dopo La Grande Scommessa. Il regista Adam McKay e i produttori della Plan B Entertainment, Brad Pitt, Dede Gardner e Jeremy Kleiner, sono pronti a realizzare un film su Dick Cheney, il vicepresidente più potente e controverso della storia americana, eminenza grigia della guerra al terrore, paladino del waterboarding e del patriot act ma anche aperto sostenitore delle nozze gay. Neanche il tempo di riprendersi dal doposbornia elettorale che quindi Hollywood è già pronta a riportare in sala i segreti della Casa Bianca, in attesa che l’outsider degli outsider, Donald Trump lasci la propria imprevedibile impronta sulla principale superpotenza del pianeta.

Il progetto del film su Cheney, che ha già trovato casa alla Paramount, sarà con ogni probabilità il prossimo film di McKay che dopo gli esordi al Saturday Night Live e un passato dedicato alla commedia (Anchorman, I poliziotti di riserva) si è costruito una nuova fase della carriera grazie al successo della Grande Scommessa, il film che svelava i segreti di quei mutui subprime che hanno fatto sprofondare l’intero pianeta in una crisi economica che ancora adesso fa sentire il peso dei suoi strascichi.

Subodorando forse l’inattesa vittoria di Trump alle elezioni McKay ha lavorato in segreto alla sceneggiatura del film su Cheney nell’ultimo anno. Sceneggiatura che presto verrà fatta circolare tra agenti e attori perché l’obiettivo è quello di girare già nella prossima primavera. Cresciuto politicamente durante gli anni di Nixon, Ford e di Bush padre, il futuro vicepresidente Cheney divenne poi amministratore delegato della Halliburton, una delle più potenti multinazionali del petrolio, prima di servire per due mandati in ticket con George W. Bush. Due mandati che videro l’America fronteggiare l’11 settembre e poi lanciarsi in una guerra duplice in Afghanistan e Iraq. Descritto come uno dei falchi dell’amministrazione Bush, Cheney fu uno dei principali sostenitori della linea dura contro i sospetti terroristi, linea dura che si tradusse in detenzioni senza processo nel carcere di Guantanamo e nell’utilizzo di tecniche, come il waterboarding, su cui grava l’ombra della tortura. Nella migliore delle contraddizioni Dick Cheney fu invece riformato quando si trovò a un passo dal vedere la guerra in prima persona, durante le coscrizioni per il conflitto in Vietnam. Stessa ambivalenza è stata spesso sottolineata sulla questione dei diritti civili, con Cheney che fu in sostanza l’unico sostenitore delle nozze gay in un’amministrazione molto rigida a riguardo e apertamente legata alla comunità cristiana americana guidata dal reverendo Tim La Haye. A contribuire a questa posizione da dissidente fu di sicuro l’amore per una figlia dichiaratamente omosessuale. Cheney è stato già ritratto sul grande schermo da Oliver Stone in W., il film dedicato all’amministrazione Bush, dove era interpretato da Richard Dreyfuss.

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Marcello Lembo

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