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Palle di neve: la guerra spiegata ai più piccoli

Palle di neve: la guerra spiegata ai più piccoli

Dal Canada arriva la pellicola di animazione Palle di neve, diretta da Jean-François Pouliot. Con il contributo musicale di Celine Dion, la pellicola sicuramente non è al passo con le animazioni a cui siamo stati abituati in questi ultimi anni, ma è un’ottima occasione educativa per i più piccoli. Dal 24 novembre in sala.

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Ha il sapore di un viaggio indietro nel tempo questo Palle di neve, la pellicola canadese d’animazione che arriva nelle nostre sale il prossimo 24 novembre. Diretto da Jean-François Pouliot, coadiuvato da François Brisson, il film racconta la monotonia di una vacanza invernale in un piccolo paesino di montagna, rotta da una movimentata battaglia a suon di palle di neve che un gruppo di ragazzini mette in piedi per rendere memorabili quei giorni di festa.
Con una colonna sonora arricchita dai contributi di Celine Dion, Marie-Mai, dei Groenland e dei Simple Plan, Palle di neve non può certamente competere, da un punto di vista tecnico, con le animazioni a cui ci siamo abituati negli ultimi anni: l’esplosione di colori, accentuata dal bianco del paesaggio innevato che fa da sfondo, e l’imperfezione dell’animazione, che tende a mantenere uno sguardo poco dettagliato e più d’insieme sull’immagine, sembrano metterci davanti a qualcosa di cui ci siamo dimenticati, catturati come siamo dalla perfezione di titoli come Inside Out, Up, Finding Dory, Toy Story e via dicendo.

Quello che passa, ad un primo sguardo, come la grossa pecca di questo film, è, invece, proprio il suo punto di forza. A livello di narrazione, infatti, Palle di neve racconta una storia di infanzia che non si svolge davanti lo schermo di un computer, di un tablet o di uno smartphone, ma per le strade di una piccola cittadina, dove tutti i bambini si conoscono e non badano troppo alle differenze di età. Ciò che li accomuna è il gioco, la voglia di scoprire e di fare squadra. Ecco spiegate anche le scelte tecniche: una questione di logica che di sicuro garantisce una certa coerenza alla pellicola.

Un film educativo, mai didascalico, ma capace di scaturire nel suo pubblico privilegiato – i bambini delle scuole elementari – una serie di interrogativi anche profondi che riguardano non solo le relazioni sociali, ma anche il più crudele e, purtroppo, frequente dei temi di attualità: la guerra. I protagonisti organizzano nel dettaglio la loro piccola e soffice battaglia: costruiscono fortini, progettano sistemi di difesa, realizzano munizioni, studiano e spiano l’avversario. E man mano che le immagini si susseguono, diventano ancora più subdoli, giocando pericolosamente a fare i grandi. Fino al momento in cui la crudeltà di questa guerra si mostrerà in tutta la sua potenza, danneggiando chi non ha colpe. L’estrema semplicità della metafora non deve essere considerata per forza un male e forse, per una volta, mettere davanti ai piccoli, che sono abituati ad un altro genere di spettacoli, un film come questo, può essere uno spunto interessante per aiutarli nel loro processo formativo.

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Augusto D'Amante

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