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Quel Bravo Ragazzo: la mafia secondo Herbert Ballerina

Quel Bravo Ragazzo: la mafia secondo Herbert Ballerina

Un titolo che scimmiotta Martin Scorsese, un intreccio che ricorda Johnny Stecchino e l’umorismo nonsense che porta impresso il marchio di Maccio Capatonda. Eppure l’amico di sempre stavolta è solo una guest star e il protagonista è lui, Luigi Luciano, in arte Herbert Ballerina. Quel bravo ragazzo esce oggi in sala in 300 copie, per la regia di Enrico Lando a cui spetta ancora il compito di tradurre per il grande schermo un successo coltivato su altri media. Dopo due film dedicati ai Soliti Idioti dell’accoppiata Biggio-Mandelli adesso tocca a quell’Herbert Ballerina che nasce e cresce alla corte dei miracoli di Maccio (prima collaborando con la Gialappa’s Band, poi mettendosi in proprio tra fiction demenziali ed escursioni al cinema) e che ora porta il suo personaggio, quello del candido idiota, fuori dalla comfort zone, anzi in una posizione che più scomoda non si può, nelle trame grigie di una cosca mafiosa alla ricerca di un nuovo boss.

“C’era l’idea di fare qualcosa col mio personaggio – ha raccontato Luigi/Herbert incontrando i giornalisti – Volevamo metterlo al centro di una situazione più grande di lui e poi è arrivata l’idea”. Un’idea che sa un po’ di favola, la favola di Ciro Zecca, esordiente di neanche trent’anni, autore del soggetto e co-autore della sceneggiatura. “Dicono che in Italia sono cose che non possono succedere – ha spiegato il produttore Marco Belardi di Lotus Entertainment – eppure è andata esattamente così. Un ragazzo, un esordiente assoluto, ci ha mandato un soggetto per un film. Noi l’abbiamo letto e lo abbiamo comprato”. Zecca ha collaborato anche alla sceneggiatura, scritta a dieci mani insieme ai veterani Gianluca Ansanelli e Andrea Agnello, al regista Enrico Lando e allo stesso Herbert Ballerina.

Certo la storia del giovane Leone, bonaccione non troppo sveglio cresciuto in orfanotrofio che si trova a ereditare un impero mafioso, ripercorre la strada che Roberto Benigni aveva fatto sua con Johnny Stecchino, però qui il ricorso alla commedia degli equivoci è limitato e si preferisce puntare sul più consueto umorismo alla Maccio. Per il resto il film si affida a un’ampia componente di talent siciliani, a cominciare dalle due fide guardie del corpo di Leone, Tony Sperandeo ed Enrico Lo Verso, che chiacchierano tra di loro addentando panini o masticando bacche di goji come fossero John Travolta e Samuel Jackson in Pulp Fiction, per continuare con il sempre più presente Ninni Bruschetta, nelle vesti di un avvocato dalle due facce. Non mancano neanche le forze dell’ordine incarnate dalla protagonista femminile del film, la Daniela Virgilio di Romanzo Criminale, e da Giampaolo Morelli, ancora poliziotto dopo l’Ispettore Coliandro. Menzione d’onore infine per la guest star internazionale, il Jordi Molla di Blow, che si ritrova coinvolto in una scena ispirata direttamente al Cacciatore, un roulette russa dagli esiti esilaranti. “Jordi mi ha detto che questo film è il suo fiore all’occhiello”, ha raccontato, divertito, Herbert Ballerina.

E con tutti questi elementi Quel Bravo Ragazzo si inserisce poi in un altro grande filone, quello dei film che ironizzano sulla mafia, da Benigni appunto passando per il cinema di Pif. “Ironizzare fa arrivare meglio il messaggio – commenta Bruschetta – questo film è più ‘antimafia’ di molti film che dicono di esserlo”. “E poi fa scoprire anche una Sicilia diversa, una zona stupenda – sottolinea Tony Sperandeo – Prima la Sicilia al cinema era solo Catania e Palermo. Adesso scopriamo anche la zona del Ragusano, che è bellissima”.

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Marcello Lembo

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