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La verità negata: Quando la storia è sotto processo

La verità negata: Quando la storia è sotto processo

Il processo che coinvolse David Irving, principale sostenitore delle teorie negazioniste, diventa un film con Rachel Weisz e Timothy Spall. La Verità Negata arriverà in sala il 17 novembre.

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Il crimine più efferato, le teorie controverse di uno storico autodidatta, il paradosso della storia con la S maiuscola costretta a riaffermarsi nell’aula di un tribunale. La causa giudiziaria che contrappose il principale paladino delle teorie negazioniste, David Irving, alla casa editrice Penguin Books e alla storica americana Deborah Lipstadt passa dai corridoi di un palazzo di giustizia ai set di uno studio cinematografico e diventa così La Verità Negata, nuovo film diretto dal Mick Jackson di Guardia del Corpo, e interpretato dall’attrice premio Oscar Rachel Weisz e da Timothy Spall, indimenticabile protagonista del Turner di Mike Leigh.

La storia prende le mosse nel 1996 quando, dopo un acceso confronto pubblico, Irving (Spall) fece causa alla Lipstadt (Weisz) per aver denigrato le sue teorie, che negano di fatto l’olocausto degli ebrei. Poiché  in questi casi il sistema giuridico inglese lascia l’onere della prova a carico degli accusati e non degli accusatori la Lipstadt si è così trovata alle prese con un doppio peso sulle spalle, quello di dimostrare la propria innocenza, ma anche quello di smascherare il suo oppositore, pena il riconoscimento giuridico della legittimità del negazionismo.

Il caso di cronaca, adattato per lo schermo da David Hare, si incammina così sulla linea sottile che divide il genere drammatico dal legal thriller. Ma lo sceneggiatore di The Hours sembra più interessato a lasciar parlare la storia che non a confezionare un prodotto che segua i canoni di un genere prestabilito, delegando alla regia didascalica di Jackson il compito di raccontare la vicenda con distacco e con una professionalità che rinnega ogni svolazzo stilistico, come se un giro di camera o un montaggio più ardito violassero la sacralità della memoria. L’approccio dimesso non sembra però solo il frutto di un pudore morale, com’era stato per esempio per il film vincitore dell’ultimo premio Oscar, Il Caso Spotlight, ma solo di una timidezza narrativa. Del resto l’inchiesta giornalistica sui preti pedofili di Boston ricostruita dal regista Tom McCarthy voleva, puntando i suoi riflettori, dissolvere le nebbie di una zona grigia. Al contrario La Verità Negata ha chiara già dall’inizio la divisione in buoni e cattivi e quindi il risultato è un film registicamente anonimo, privo di una sua personalità artistica, che vive solo della forza dei suoi interpreti e dell’interesse cronachistico per gli eventi narrati.

Ma se quest’ultimo elemento avrebbe potuto trovare sfogo anche nel meno riuscito dei film per la tv lo stesso non si può dire per il talento messo in campo dal cast. A leggere i nomi sulla locandina sarebbe stato lecito aspettarsi scintille dal confronto tra la Weisz e uno Spall costretto dalle esigenze del copione a farsi attore ma anche imitatore (come già successo nel Discorso del Re dove aveva prestato il volto a un ingrugnito Winston Churchill). I due nomi più importanti ci mettono senz’altro il loro ma ad emergere invece – ed è una sorpresa – sono anche e soprattutto i personaggi di contorno a cominciare da Tom Wilkinson, caratterista tra i più presenti nel cinema britannico, che ruba la scena a tutti nei panni di Peter Rampton, l’avvocato che incalzò Irving con le sue domande, ma anche Andrew Scott, già stravagante Moriarty nella serie di Sherlock interpretata da Benedict Cumberbatch, che interpreta Anthony Julius, legale giovane e rampante, capo del collegio difensivo della Lipstadt.

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Marcello Lembo

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