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34 Torino Film Festival: Un festival sempre più punk

34 Torino Film Festival: Un festival sempre più punk

Parola d’ordine: punk. Il Torino Film Festival  conferma il suo spirito di outsider e ritorna con una 34esima edizione (dal 18 al 26 novembre prossimi) che dichiara le sue intenzioni sin dalla locandina dedicata a David Bowie: la rivisitazione pop di una scena di Absolute Beginners, diretto nel 1986 da Julien Temple, l’irriverente regista britannico che ha dedicato gran parte della sua filmografia alla storia del punk.
Ed è sotto il segno dell’irriverenza che il Torino Film Festival entra nel suo 34esimo anno di età, riproponendo la seconda parte della retrospettiva, “Cose che verranno. La terra vista dal cinema”, “sulle raffigurazioni, per lo più distopiche catastrofiche-apocalittiche, che il cinema ha dato della Terra del futuro”, e consegnando il Gran Premio al direttore della fotografia  Christopher Doyle, leggendario collaboratore di Wong Kar-wai per il quale ha ‘illuminato’ ben otto film,  “un occhio libero, eccentrico, profondo” come lo definisce la direttrice del festival Emanuela Martini.
Guest Director quest’anno sarà Gabriele Salvatores, che incontra il pubblico e presenta i suoi “5 pezzi facili”: Jules et Jim di François Truffaut, Blow Up di Michelangelo Antonioni, If di Lindsay Anderson, Alice’s restaurant di Arthur Penn e The Strawberry Statement di Stuart Hagmann.
Apertura affidata alla commedia indie Between Us di Rafael Palacio Illingworth, “film dal sapore cassavettiano”; a chiudere il cartellone invece sarà invece Free Fire, thriller di Ben Wheatley con Brie Larson, Cillian Murphy e Arnie Hammer.
Sono 15 i film, tutti inediti in Italia, del concorso ufficiale con una forte rappresentanza della compagine latino americana e un solo titolo italiano: I figli della notte di Andrea De Sica, “una favola nera che mescola suggestioni horror, ambizioni d’autore, analisi politica, cinefilia e postmoderno. Un esordio insolito, che spazia tra le fiabe dei Grimm e il cinema di Bellocchio e Lynch”.
Torna poi l’eterogeneità di Festa Mobile, i titoli più in vista della produzione mondiale contemporanea: tra i più attesi Sully, la storia dell’ammaraggio sull’Hudson nel 2009 dell’aereo pilotato da Chelsey “Sully” Sullenberg, diretto da Clint Eastwood e interpretato da Tom Hanks; Roberto Bolle: l’arte della danza, il documentario diretto da Francesca Pedroni che segue il tour estivo della Bolle &Friends tra Pompei, le Terme di Caracalla e l’Arena di Verona; Free State of Jones di Gary Ross, con Matthew McConaughey, la storia del disertore dell’esercito confederato che alla fine della Guerra di Secessione creò uno stato autonomo antisegregazionista; Kate Plays Christine di Robert Greene, docu-fiction in cui Kate Lyn Sheil si prepara per interpretare il ruolo di Christine Chubbuck, la giornalista il cui suicidio in diretta tv nel 1974 ispirò Quinto potere di Lumet. E poi tutto “quello che ci è piaciuto di più nei festival stranieri”: dal bellissimo Elle di Paul Verhoeven con una straordinaria Isabelle Huppert a uno dei film più belli dello scorso Festival di Cannes,  L’économie du couple di Joachim Lafosse.
Nel mezzo anche un nutrito gruppo di film italiani: dall’atteso ritorno di Andrea Molaioli con Slam – Tutto per una ragazza, che riambienta il romanzo di Nick Hornby a Roma, al mockumentary Sono Guido e non Guido, nel quale Alessandro Maria Buonomo inventa un fratello gemello autore delle poesie di Guido Catalano; dal viaggio di Maurizio Zaccaro attraverso il mondo, La felicità umana, per chiedere a intellettuali, artisti, filosofi, politici che cos’è oggi la felicità  a quello di Elisabetta Sgarbi sui volti e i corpi degli umili ritratti dal Romanino nei suoi affreschi in tre
chiese della Val Camonica, La lingua dei furfanti; dallo sguardo sugli anni ‘60 di Steve Della Casa, che in Nessuno ci può giudicare rievoca l’impatto che ebbero il rock italiano e i musicarelli sui cambiamenti radicali del decennio, a quello di Daniele Segre, che in Nome di battaglia donna ricostruisce la Resistenza attraverso le testimonianze delle partigiane piemontesi.
Sono diciannove invece i film (8 italiani e 11 internazionali) della sezione dedicata ai documentari TFFdoc, che quest’anno mette a fuoco il tema dell’amore declinato in tutte le sue forme: amore per il cinema e motore che muove ogni cosa.
Si rinnova inoltre l’appuntamento con la sezione  più eccentrica del festival, After Hours, che spazia dall’horror al mockumentary, dal bizzarro all’erotico, dalla metafora sofisticata alla commedia demenziale: si va dall’horror sanguigno e politico del coreano Na Hong, Goksung/The Wailing, al gotico contemporaneo di Lavender, il nuovo thriller di Ed Gass-Donnelly, fino alla satira demenziale di Yoga Hosers, secondo capitolo della trilogia True North di Kevin Smith, dove sua figlia, Harley Quinn Smith, e quella di Johnny Depp, Lily-Rose Depp, “affrontano truppe di mostriciattoli nazisti a forma di bratwürst”.
Attesi tra gli ospiti di casa nostra Paolo Sorrentino, che riceverà il Premio Langhe–Roero e Monferrato, e Nanni Moretti, che presenta il restauro di Palombella Rossa.

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Elisabetta Bartucca

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