LOGO
,

Genius: Parabola in monocromia

Genius: Parabola in monocromia

In Genius Colin Firth, Jude Law e Nicole Kidman portano in scena il delicato rapporto tra lo scrittore Thomas Wolfe e il suo editor, Max Perkins. La regia è di Michael Grandage. In sala dal 9 novembre.

2stelle

Due divi di Hollywood, uno sceneggiatore di grido, un libro osannato. Partiva con gli auspici migliori Genius, il film diretto dall’inglese Michael Grandage, presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma dopo l’esordio all’ultima Berlinale e ora approdato in sala. A cominciare dalla partecipazione di Jude Law e Colin Firth che hanno portato sullo schermo la storia del rapporto tra lo scrittore Thomas Wolfe e il celebre editor Max Perkins immortalato nel libro Max Perkins: L’editor dei geni di Andrew Scott Berg.

La sceneggiatura di John Logan (Il Gladiatore, The Aviator e tanti altri) racconta dell’incontro tra lo scrittore di Angelo, guarda il passato (Law) e l’editor che scoprì e rese grandi i talenti di Ernest Hemingway e F. Scott Fitzgerald (Firth). Un incrocio traumatico all’inizio che si trasformerà in un delicato rapporto padre-figlio con le sue note alte (la fioritura del talento dello scrittore) e gli immancabili bassi (la gelosia della compagna di Wolfe, interpretata da Nicole Kidman, l’ombra del tradimento una volta raggiunto il successo).

La regia di Michael Grandage, al suo esordio cinematografico dopo una vita passata a imbastire piéce teatrali e spettacoli operistici, punta su una fotografia dai colori smorti (realizzata dal Ben Davis di Doctor Strange e Guardiani della Galassia), una sorta di monocromia che ha il doppio intento di raccontare l’atmosfera compassata di un decennio dove lo spirito dell’età del jazz si agita solo negli angoli più nascosti e quello di esaltare, per contrasto, il genio vivido di Wolfe e l’intelligenza letteraria di Perkins. Ma se la scommessa è vinta si può parlare di una vittoria solo a metà, perché gli stessi attori – oltre a Law, Firth e Kidman compaiono anche Guy Pearce, Laura Linney e Dominic West – sembrano accodarsi alle scelte stilistiche e regalano una performance trattenuta dove invece il testo sembra suggerire il desiderio non realizzato di volare alto, di emozionare.

In questo senso lo script di John Logan si mostra più adatto a una messa in scena teatrale che a una traduzione per il linguaggio cinematografico. E così c’è il rischio che le lunghe scene dedicate a un Colin Firth tutto preso a correggere il testo con una matita rossa possano annoiare lo spettatore al punto da non fargli godere a pieno lo sviluppo drammatico che, nell’economia del film, arriva forse con troppo ritardo. Genius in definitiva è un insieme di ingredienti di prima scelta che sembrano non riuscire a trovare un’armonia artistica e narrativa, tanto che la ricetta finale risulta sciapa e informe, priva di quella personalità che tanto vorrebbe raccontare.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top