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Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia: #foodporn per adulti

Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia: #foodporn per adulti

In sala dal 31 ottobre, Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia è il film d’animazione scritto da Seth Rogen, Evan Goldberg e Jonah Hill dedicato ad un pubblico adulto. Tra riflessioni su vari temi e argomenti e scene geniali, la pellicola rallenta il suo ritmo nella seconda parte e finisce col diventare la versione animata delle solite commedie demenziali.

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Chi non ha, sul proprio profilo Instagram o Facebook, almeno una foto di un piatto che ha mangiato? Chi non ha mai usato quel fatidico hashtag (#foodporn) per pubblicare una foto sui social network? Seth Rogen, Evan Goldberg e Jonah Hill sono andati oltre: ne hanno fatto un film, l’animazione più irriverente, volgare, a suo modo divertente e intelligente che potesse arrivare nei nostri cinema. In sala dal 31 ottobre, Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia, prende come spunto quella domanda che sta alla base di altri film (come Toy Story o il recente Pets) e la inserisce in un contesto nuovo: cosa fanno il cibo e gli oggetti che si trovano dentro un supermercato quando noi non vediamo?

È la vigilia del 4 luglio e in un supermercato americano, salsicce e panini sono in bella mostra pronti per essere acquistati e cucinati per festeggiare il Giorno dell’Indipendenza. Frank (Seth Rogen) è una salsiccia che insieme ai suoi “compagni di confezione” e alla ragazza, il panino Brenda (Kristen Wiig), aspetta l’arrivo degli dei (gli umani) per conquistare il Grande Oltre che splende oltre la porta automatica del supermercato. Ma un vasetto di mostarda dolce, riportato indietro perché acquistato per errore, li avverte del fatto che il Grande Oltre non è quel luogo meraviglioso che ci si aspetta, anzi, al contrario, è un luogo di morte: la cucina.

Tra scene geniali (come lo scontro tra due carrelli) e battute irriverenti, Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia sceglie la via dell’animazione per parlare in modo caustico, senza peli sulla lingua e sfacciatamente ad un pubblico prettamente adulto. La pellicola, diretta da Greg Tiernan e Conrad Vernon, sfrutta la CGI per raccontare, attraverso la metafora del supermercato, la nostra società: tutti i cibi e gli oggetti che vediamo nel film sono un riflesso delle nostre manie, delle nostre paure e dei nostri modi di pensare. In quel supermercato trovano spazio riflessioni sulla questione israeliano-palestinese (affidata all’incontro/scontro tra il bagel Sammy e il lavash Kareem), sull’Olocausto e l’intolleranza, sull’omofobia, sulla religione (o, meglio, sull’ateismo), sui nativi americani e sul consumismo sfrenato e sfacciato. Tutti elementi che logorano la nostra esistenza e che non ci permettono di vivere in tranquillità.

E quale può essere la soluzione a tutti questi problemi? Secondo Rogen&Co, il sesso. “Less fight, more f*ck” è il mantra che fa da sfondo a tutta la pellicola: e allora largo a battute più o meno esplicite, ad immagini per niente allusive (l’avete vista la locandina del film?) e ad una scena finale che è il trionfo dell’amore universale (ovviamente senza distinzioni di sesso). Da qui un’interpretazione più generale e meno specifica: che senso ha tutto l’odio che proviamo gli uni con gli altri quando ci vuole poco per vivere in maniera pacifica e tranquilla? Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia, però, se risulta geniale e divertente nella prima parte, presenta qualche stortura nella seconda. Ad un certo punto, rallentando pericolosamente il suo ritmo, il film vira verso la noia e si finisce col trovarsi davanti alla solita commedia del genere (Strafumati, Cattivi vicini, Facciamola finita) in versione animata, con le battute inserite tanto per scatenare le risate degli spettatori (riuscendoci pochissime volte). Buoni i personaggi (su tutti Sammy, Kareem e il taco Teresa, rispettivamente doppiati in originale da Edward Norton, David Krumholtz e Salma Hayek) che però potevano essere trattati in modo migliore se gli sceneggiatori non avessero deciso di inserire un inutile villain (la lavanda vaginale Douche) che appesantisce ulteriormente la narrazione.

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Augusto D'Amante

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