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The Accountant: Diario di un killer autistico

The Accountant: Diario di un killer autistico

Ben Affleck porta sullo schermo un killer-contabile autistico in The Accountant di Gavin O’Connor, presentato nell’11esima edizione della Festa del Cinema di Roma.

3stelle

Un intrigo finanziario, una caccia all’uomo, un antieroe fuori dagli schemi. Ben Affleck smette per qualche mese il mantello di Batman e le ambizioni da cineasta e si presta, anima e corpo, a The Accountant, nuova creatura del regista di Pride and Glory, Gavin O’Connor, e dello sceneggiatore Bill Dubuque (The Judge), presentato nella selezione ufficiale della Festa nel Cinema di Roma.

La storia è quella di Christian Wolff (Affleck), un uomo dalla natura molteplice. È un contabile al servizio di clienti altolocati, è un asociale affetto da una lieve forma di autismo, è un killer inarrestabile inseguito da agenti federali e da sicari spietati. E un giorno la sua strada lo porta ad occuparsi dei conti della società di un magnate dell’alta tecnologia (John Lithgow), con l’aiuto di una giovane collega (Anna Kendrick), mentre al dipartimento del Tesoro il super agente prossimo alla pensione Ray King (J.K. Simmons), mette sulle sue tracce un’investigatrice caparbia (Cynthia Addai-Robinson).

Non è la prima volta che Hollywood affronta il tema dell’outsider geniale, da Rain Man a Beautiful Mind, da Shine fino al recente The Imitation Game, con The Accountant però è la prima volta che l’outsider, un autistico in questo caso, diventa il protagonista di un action thriller decisamente sui generis. The Accountant è il frutto di un assioma che sa di Hollywood, che sa di politically correct, che sa di becera trovata produttiva eppure funziona in un modo che fa riflettere, perché forse non tutte le trovate produttive sono così becere. E anche se le battute del film non sempre vanno a segno e i colpi di scena non sempre sono imprevedibili il personaggio resta, la scelta di puntare l’obiettivo sulle ombre dell’alta finanza è attuale ed efficace e la sensazione di fondo è quella di trovarsi di fronte a un film dalla natura commerciale ma non per questo meno solida. Affleck di per sé è una buona scelta e questo suo Batman appassionato di numeri con i suoi atteggiamenti compulsivi, i suoi conflitti irrisolti, sembra la summa di molti dei personaggi interpretati negli ultimi anni. La forza della sceneggiatura di Dubuque poi non è solo nel protagonista, è anche nei personaggi di contorno, nelle relazioni che si creano, nella forza di presentare un anti-climax quando tutti si aspetterebbero un acceso confronto finale e in definitiva non è poco.

Una parola a parte va spesa per un cast ben concepito in ogni ruolo. Sugli scudi in particolare J.K. Simmons, nei panni di un agente anziano che nasconde molte più sorprese di quanto non si intuisca all’inizio.

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Marcello Lembo

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