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Saint Amour: tra Bacco e Venere

Saint Amour: tra Bacco e Venere

Presentato fuori concorso alla scorsa edizione del Festival di Berlino, Saint Amour è la commedia francese di Benoît Delépine e Gustava Kervern con Gérard Depardieu e Benoît Poelvoorde. Un viaggio tra le aziende vinicole francesi è l’occasione per un padre e un figlio di rafforzare il loro rapporto. In sala dal 27 ottobre.

3stelle

C’è una luce che brilla in ogni scena di Saint Amour, il nuovo film della coppia Benoît Delépine e Gustave Kervern in sala dal 27 ottobre, ed è quella che emana dall’incontro tra i suoi due attori protagonisti: Gérard Depardieu e Benoît Poelvoorde. Nei rispettivi panni di Jean e Bruno, i due sono padre e figlio allevatori che si recano a Parigi per il tradizionale Salone dell’Agricoltura. Dopo aver degustato alcuni vini tra gli stand della fiera, i due decidono per intraprendere un viaggio tra le aziende vinicole della Francia. Accompagnati dal tassista Mike (Vincent Lacoste), il viaggio diventa un’occasione per i due di riavvicinarsi e affrontare insieme un grave lutto.

Come affrontare la perdita? È questa la domanda che i due registi sembrano farsi e Saint Amour è la risposta che trova tutta la sua essenza in un totale abbandono alla vita. Non la vita patinata ed elegante che fin troppo frequentemente viene mostrata al cinema, ma quella che ha l’odore della terra, che ha le mani sporche ed emana un forte odore di sterco di vacca. Delépine e Kervern mettono in scena due personaggi genuini, che tracannano vino come se non ci fosse un domani (pregiato o da supermercato, poco importa), che devono riconciliarsi con l’amore e con il piacere. Nei dialoghi, nelle battute, nei toni delle voci si sente la profonda tristezza che vivono questi “ultimi”: vuoi un lutto da superare, vuoi una certa dose di frustrazioni, vuoi l’incapacità di relazionarsi all’altro sesso, i tre protagonisti giocano con i loro dolori, ci scherzano su e, allo stesso tempo, li affrontano nel modo più giusto possibile. Una ricerca del piacere e della felicità guidata da Bacco e Venere: ad ogni sosta, corrisponde una bottiglia di vino ed una donna pronta ad accogliere le loro paure, soprattutto l’ultima, che non a caso si chiama Venus e ha lo splendido volto di Céline Sallette (Les Revenants).

Il viaggio dei tre è il viaggio della coppia di registi tra queste figure ai margini, incorniciato nell’affascinante campagna francese. A Delépine e Kervern non interessa tanto il cambiamento dei suoi protagonisti, quanto fare in modo che riescano a trovare un punto di contatto che permetta loro di riattivare le comunicazioni interrotte, per un motivo o per l’altro: in tal senso si spiegano la tanta ironia di una pellicola che richiama sentite risate e quell’atmosfera poeticamente grottesca. Al di là di qualche faglia nella sceneggiatura, è il carisma di Depardieu e di Poelvoorde a dare il vero carattere alla pellicola, e Lacoste riesce senza troppa fatica a stare dietro ai suoi due colleghi più maturi. Senza grandi pretese di storia e di linguaggio, Saint Amour è un film semplice come le persone di cui parla: il viaggio intrapreso vuole portare alla luce l’umanità dei suoi protagonisti, vuole esaltarne la semplicità e, soprattutto, vuole essere una profonda allegoria della vita.

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Augusto D'Amante

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