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The Young Pope: Il papa tirannico e rock di Paolo Sorrentino

The Young Pope: Il papa tirannico e rock di Paolo Sorrentino

“L’odore delle case dei vecchi si trova sicuramente in Vaticano anche se non mi hanno permesso di starci per più di mezz’ora”, scherza Paolo Sorrentino citando una delle battute di Jep Gambardella ne La grande bellezza durante la presentazione romana della serie The Young Pope da lui diretta e prodotta da Sky, HBO e Canal+ in onda da stasera su Sky Atlantic e già venduta in 110 paesi.
“Un’opportunità meravigliosa che ci ha consentito  di fare quello che una volta si faceva al cinema: un cinema d’autore poderoso e forte. – continua – Oggi possiamo spostare questa ambizione sulla tv grazie all’intelligenza dei committenti. E’ stata ristabilita una sana dialettica tra produttori e autori, dove ci si ascolta: i registi non fanno gli arroganti e rispettano regole e i produttori non impongono nulla”.

Dieci episodi, un investimento di 40 milioni di euro e una seconda stagione già in fase di scrittura per raccontare la storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo Papa americano della storia.
Lenny (Jude Law) è sempre stato un Cardinale mite e ubbidiente e la sua elezione risulta inaspettata, sia per la giovane età sia per lo scarso peso politico. Secondo alcuni, però, sono proprio questi i motivi per cui è stato eletto. Ma Lenny, grazie a una svolta aggressiva e reazionaria del suo Pontificato, dimostrerà di sapersi affrancare da chi vorrebbe manovrare la mano del Santo Padre: il suo mentore, il Cardinal Michael Spencer (James Cromwell) e il Segretario di Stato, Angelo Voiello (Silvio Orlando). Accanto a lui c’è solo Suor Mary (Diane Keaton), la donna che lo ha accolto in orfanotrofio quarant’anni prima e che gli ha fatto da madre. L’essere stato abbandonato da piccolo è la sua più grande ferita, ciò che lo rende un Papa diverso dagli altri: Lenny, prima ancora di essere un Pontefice conservatore, è un uomo tormentato e abbandonato da chi l’ha messo al mondo.

Giovane, affascinante, dubbioso, contraddittorio, oscuro, il papa di Sorrentinto fuma molto, mangia poco, beve Coca Cola Zero alla ciliegia, porta le infradito e sovverte qualsiasi forma di raffigurazione iconica. Una rock star in abiti talari che il mondo imparerà a conoscere attarverso al sua ombra:  “Il clero in questo paese è sempre stato rappresentato nella sua fallibilità o malvagità, la nostra idea invece  era rappresentare il clero per quello che è: degli essere umani tra gli umani con i loro difetti e pregi, le loro capacità e incapacità. Lanny Belardo crede che alimentare il mistero su di sè possa essere una strategia di successo, aumentare il numero di fedeli è l’ossessione del Vaticano da sempre. E un filone ampio della serie è giocato su questo: se essere invisibili susciti l’interesse della gente o il rifiuto”, spiega Sorrentino.

Un pontefice che deve molto all’attore che lo interpreta: “Il mio istinto iniziale è stato capire e studiare la storia del Vaticano e gli effetti dei diversi papi sulla Chiesa cattolica. La prima reazione è stata di panico, poi è arrivata invece la consapevolezza che nonostante tutta questa ricerca e documentazione non sarei riuscito a trovare una indicazione chiara su chi dovesse essere Lanny Belardo nel mondo creato da Paolo. – racconta Jude Law – Allora mi sono fatto guidare dalla sua regia per riuscire a tratteggiare un personaggio completo, che fosse espressione della sua realtà. Sono tornato alla sceneggiatura per costruire un uomo credibile con regole di comportamento precise e ho lavorato su un’impostazione minimalista e sull’essenzialità di gesti che potevano dare maggiore potenza”.
Il suo compito, dice, “non è stato scavare nel profondo per capire quel magma di contraddizioni, ma semplicemente rappresentarle”.

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Elisabetta Bartucca

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