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RomaFF11, Meryl Streep: “Continuo ad amare la recitazione. Ogni volta è come la prima”

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Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di Meryl Streep. L’attrice, vincitrice per tre volte del Premio Oscar, questo pomeriggio incontrerà il pubblico mentre questa sera presenterà il suo ultimo film, Florence Foster Jenkins di Stephen Frears, in Selezione Ufficiale alla Festa. Ecco cosa l’attrice ha raccontato all’incontro con la stampa.

C’è un detto che recita che solo chi canta senza cuore è imperdonabile. Possiamo ritrovarlo in questo suo ultimo film?
Meryl Streep: Non conoscevo questo modo di dire e, sinceramente, credo che lo userò molto spesso nei prossimi incontri con la stampa. Io penso che il film parli di passioni di tutti i tipi: il lavoro, il legame che ci unisce gli uni agli altri, quello che facciamo in nome dell’amore. Credo che cantare senza passione sia un errore e lo è anche cantare per passione e senza talento. Ma almeno è divertente.

Lei ha delle doti canore che abbiamo avuto modo di apprezzare nei suoi film precedenti. Per questo ruolo si è dovuta preparare in un modo preciso?
M.S.: Non ho mai interpretato un personaggio così prima d’ora. Mi sono dovuta preparare moltissimo. Una volta ascoltai un grande compositore americano, Gershwin, che suonava la sua musica ed era solito accompagnarla cantando. Venivano fuori solo suoni stonati, ma presumibilmente lui sapeva benissimo che quella era la melodia giusta.

Ha dovuto imparare a stonare, quindi…
M.S.: Mi sono preparata a cantare in questo modo. Il mio coach mi ha insegnato a cantare meglio che potessi, poi, nelle ultime due settimane prima delle riprese, ci siamo divertiti moltissimo a smontare tutto quello che avevamo fatto. Quando mi sono accorta che lo facevo ridere, allora mi sono resa conto che avevo centrato l’obiettivo.

Nel film il marito di Florence la protegge continuamente dalle critiche negative. Lei è mai stata protetta in questo modo?
M.S.: In genere non leggo le recensioni perché non sai mai se ti stanno tendendo un’imboscata che può essere dolorosa, soprattutto adesso, visto che molto giornalismo d’intrattenimento tende ad attaccarti per il tuo aspetto fisico o sul privato. Sì, mi è capitato di essere protetta, soprattutto da mio marito che mi dice sempre che su di me vengono scritte cose meravigliose. Per lui va tutto bene! Sono consapevole che è un atto d’amore e mi sento molto fortunata.

Florence mantiene una certo spirito da bambina…
M.S.: Lei ha questa capacità che hanno i bambini quando ci si mettono davanti e ci vogliono mostrare un loro spettacolo. Noi abbiamo la tentazione di ridere, ma dobbiamo restare seri per il loro bene. Questo senso del gioco che abbiamo quando siamo bambini lo perdiamo, ma non credo che questo valga per Florence e penso che sia proprio questo suo spirito il motivo per cui è così amata dal marito.

La protagonista vive accompagnata dal senso del dolore, ma le illusioni l’aiutano ad andare avanti…
M.S.: Gli stessi film sono illusione e se non ci fossero queste illusioni, oggi nessuno di noi sarebbe qui. Le illusioni sono necessarie, altrimenti vivremmo in un mondo di documentari. Mentre è più interessante prendere questi documentari e arricchirli con le illusioni, come l’arte, la bellezza.

Lei è considerata un simbolo: sente il peso di questa situazione?
M.S.: Avverto l’obbligo di smantellare un certo edificio, soprattutto quando arrivo il primo giorno di riprese su un nuovo set. C’è un certo artificio che mi precede e, di sicuro, questo non aiuta il mio lavoro. Consciamente e, a volte, inconsciamente, me ne libero, magari dimenticando qualche battuta o muovendomi in maniera sbagliata, così da lavorare in maniera più tranquilla con i miei compagni del cast. All’inizio delle riprese di questo film, Hugh (Grant, ndr) ha ammesso più volte di essere terrorizzato da me!

Alla luce della sua carriera, cosa significa per lei fare l’attrice oggi?
M.S.: Significa esattamente la stessa cosa che significava quando ho iniziato. Assolutamente la stessa cosa. Tutte le donne che interpreto hanno la stessa importanza della prima che ho portato al cinema. Non percepisco un mio calo di entusiasmo verso la recitazione, anzi, continuo ad amarla. Sento il desiderio di raccontare queste storie, devo difenderle e portare sullo schermo le loro avventure: tutte meritano di avere una loro collocazione. E continuerò a fare questo lavoro fino a quando non mi sceglieranno più.

Secondo lei, quale attrice potrebbe avere una carriera come la sua?
M.S.: Io penso di aver aperto la strada a molte attrici. Ai miei tempi, per una donna, fare questo lavoro significava fermarsi verso i quarant’anni. Adesso ci sono molte più opportunità, come la televisione, ad esempio, che ha aperto molte strade. C’è un’attrice che ammiro molto e che credo sia davvero molto speciale: Alba Rohrwacher.

C’è qualche ruolo che avrebbe tanto voluto portare sullo schermo e, invece, non ha potuto?
M.S.: Assolutamente sì. Ad esempio avrei voluto tanto prendere parte a Sweet Dreams di Karel Reisz, ma poi il ruolo andò a Jessica Lange. Lei lo ha reso in maniera perfetta sullo schermo, ma non ho mai perdonato Reisz di aver dato quel personaggio alla Lange. Infatti, per scherzare, gli ho chiesto di ripagarmi regalandomi casa sua!

Quanto è difficile per lei nascondersi dietro un personaggio? Ha mai desiderato di fare la regista?
M.S.: In realtà alcuni dei registi con i quali ho lavorato dicono che io ci abbia già provato. Ma no, non ho mai percepito la necessità di farlo. Ammiro tantissimo chi fa entrambe le cose, ma io ho sempre voluto recitare. Amo questo esercizio, questo immergersi, il fatto di non avere un meta-punto di vista. Non lo percepisco come un lavoro, ma immagino solo di avere una vita diversa dalla mia. Da bambina ho iniziato a chiedermi cosa sarebbe successo se fossi stata mia nonna, una persona molto interessante, tra l’altro. Mi truccavo e pettinavo come lei: quello, per me, è stato l’inizio, lì mi sono resa conto che quella situazione mi piaceva molto. Quando immagini il dolore o la gioia di qualcun altro, allora provi a definire anche il tuo dolore, la tua gioia.

A Berlino ha portato avanti la causa di Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi che l’Italia ha scelto per la nomination all’Oscar. Qual è la sua opinione su questa scelta, che ha destato molte polemiche qui? Continuerà a supportare questo film?
M.S.: Continuerò a promuoverlo, assolutamente. Sono molto orgogliosa che la giuria di Berlino abbia espresso un favore unanime davanti a questo film. Penso che Fuocoammare sia un’opera davvero unica: Rosi ha raccontato la storia di questo medico su una piccola isola e l’ha intrecciata con l’orrore che circonda quella terra. Ci ha fatto entrare in questa tragedia, di cui vediamo, attraverso i media, solo quelle immagini più toccanti. Noi sappiamo come identificare il male, ma quello che non sappiamo è come farlo capire alle persone, e questo film ci riesce pienamente. Penso che abbia ottime chance per l’Oscar.

Cosa pensa delle imminenti elezioni negli Stati Uniti?
M.S.: Non credo di dovermi ulteriormente pronunciare sul sessismo della campagna di Trump, sta facendo davvero un ottimo lavoro! Penso che tra una ventina di giorni avremo Hillary Rodham Clinton come nuovo presidente. E questa è davvero una grande notizia.

Cosa le piace dell’Italia?
M.S.: Amo tutto e tutti! Tutti, nel mondo, vogliono essere italiani!

About the author
Augusto D'Amante

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