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American Pastoral: Cronaca di un sogno imperfetto

American Pastoral: Cronaca di un sogno imperfetto

Ewan McGregor, nella doppia veste di attore e regista, porta sullo schermo il celebre romanzo di Philip Roth. In sala dal 20 ottobre.

2stelle

Due genitori, una figlia, un ranch. Un sogno che ci mette poco a diventare un incubo, perché l’utopia è costretta a fare i conti con la quotidianità, con la storia. American Pastoral è prima di tutto un romanzo complesso, la base più solida su cui posano le aspirazioni al Nobel – finora deluse – del suo autore, Philip Roth. Adesso è anche un film interpretato da Ewan McGregor, Dakota Fanning e Jennifer Connelly, con l’attore di Trainspotting e di Star Wars che esordisce anche alla regia. Dopo un esordio in pre-apertura alla festa del cinema di Roma American Pastoral esordisce in sala grazie a Eagle Pictures che fu uno dei primi distributori mondiali a scommettere sul progetto.

La storia è quella di Seymour Levov, detto lo svedese (McGregor), che vive una vita idilliaca con la moglie, l’ex reginetta di bellezza Dawn (Connelly) e con la figlia Merry (Fanning). Un’esistenza perfetta macchiata solo dalla leggera balbuzie di Merry. Un’inezia dietro cui si nasconde però un quadro psicologico complesso e col passare degli anni la ribellione adolescenziale di Merry si trasformerà in un radicalismo politico dagli esiti tragici. L’anno è il 1968, il movimento di protesta scuote la struttura fino ad allora solidissima degli Stati Uniti e il sogno americano dello Svedese si ritrova in frantumi da un giorno all’altro.

Inutile dire che a McGregor il coraggio non manca. Quella di affrontare, alla prima uscita, un’impresa tanto titanica è una decisione ai limiti dell’incoscienza, spiegata solo in parte dalla confessione di aver letto prima la sceneggiatura di John Romano che non il romanzo di Roth. Tale e tanta è la carne al fuoco che immaginare un adattamento indolore era sì da veri utopisti. Il rapporto tra un padre e una figlia, la decostruzione progressiva di una famiglia, la riflessione amara sull’illusione di un sogno, quello americano, che si scopre fallace, forse irrealizzabile, la ricostruzione storica di un periodo carico di ideali e appesantito dalla rabbia e dalla violenza sono solo alcuni dei temi trattati e l’impressione, col procedere del film, di trovarci di fronte a una versione Bignami è forte.

Dal canto suo McGregor ci mette l’impegno personale, un buon lavoro di direzione degli attori e una cura del dettaglio produttivo superiore alla media. Il risultato è che American Pastoral vanta una buona confezione nonostante il prodotto all’interno sia superficiale di una superficialità più dettata da una situazione contingente che non dalla sciatteria degli autori. La speranza è che il nome di una celebrità, la buona prestazione attoriale e i tanti spunti forniti possano convincere una nuova ondata di potenziali lettori ad avvicinarsi ad uno dei romanzi più importanti dell’ultimo ventennio

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Marcello Lembo

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