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RomaFF11: Viggo Mortensen, “Amo le contraddizioni di Captain Fantastic”

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Irriverente e contraddittorio, accampato in quella zona grigia fuori dagli schemi dove non esistono né buoni né cattivi. Il padre hippy di Captain Fantastic, che alleva i suoi sei figli nelle foreste del Nord America nel più totale isolamento dal resto del sistema, educandoli al marxismo e alla sopravvivenza attraverso un duro allenamento fisico e mentale, sbarca alla Festa del Cinema di Roma prima di arrivare nelle nostre sale il prossimo 7 dicembre. Ad accompagnarlo il regista Matt Ross e l’attore protagonista, Viggo Mortensen, qui alle prese con il suo ruolo più anticonvenzionale.

Alcune esperienze di questa famiglia vengono dalle sue vicende personali…
Matt Ross:  Non è un film autobiografico ma è molto personale perché ci sono alcuni elementi autobiografici: negli anni ’80 infatti con mia mamma ci siamo trasferiti in una comunità dell’Oregon e abbiamo vissuto per un certo periodo di tempo in una tenda indiana in isolamento tra le montagne. Quindi c’erano inevitabilmente alcune cose di questa famiglia che comprendevo ma non ho fatto questo film per raccontare come sia stare fuori dalla società, mi interessava invece parlare di valori e di cosa voglia dire essere padre.

Cosa l’ha catturata del suo personaggio e come ha contribuito alla sceneggiatura che ha anche collaborato a scrivere?

Viggo Mortensen: È il copione più bello che mi sia mai capitato di leggere e il personaggio mi ha attratto per diverse ragioni: essere padre di sei figli in un bosco mi incuriosiva molto, ma mi interessava soprattutto il suo viaggio emotivo.
Quando ho letto il titolo per la prima volta ho pensato fosse un personaggio dei fumetti, ma andando avanti ho capito che non si trattava affatto di un supereroe. La lettura della sceneggiatura mi ha riservato molte sorprese: all’inizio credevo si volesse parlare di un modello di famiglia alternativa e estremo, che mi ha fatto pensare a quanto sia pigro, visto l’enorme quantità di libri letta dai vari personaggi, un modello familiare di sinistra, una storia sul superamento delle idee più conservatrici. Ma poi mi sono accorto che non era così: Captain Fantastic è un road movie fisico e metaforico, un viaggio che costringe tutti a cambiare e ad adattarsi quando entrano in contatto con altri modi di vivere.

Cosa ci dite delle prossime elezioni americane?
M. R. : È una terribile situazione, davvero imbarazzante, una scelta pessima: la peggiore versione di una campagna presidenziale di cui mi ricordi. Siamo tutti sconcertati, ma mi pare che non siamo gli unici al mondo: basta pensare all’Italia di qualche tempo fa o alla Russia. Sembra di vedere un brutto film hollywoodiano, un reality show e trovo che sia deprimente avere tra i candidati alla presidenza una persona così sessista, razzista e priva di qualsiasi tipo di qualità.

Matt oltre che regista è anche un attore. Come avete lavorato insieme?
V. M.: Con Matt abbiamo iniziato a lavorare molto prima di girare: ci siamo preparati facendo delle scalate e praticando jujitsu. Quel periodo mi ha permesso di conoscere i sei ragazzi protagonisti e i loro genitori, tutti sul set eravamo liberi di fare domande; siamo diventati una bellissima famiglia e ogni volta che ci rivediamo siamo felicissimi.
Matt ci dava l’impressione che fosse tutto tranquillo, che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi e che avremmo avuto molto tempo a disposizione, ma in realtà era preoccupato e nervoso, il direttore della fotografia si lamentava e  non avevamo tutto questo tempo davanti, ma lui è stato bravo a ricreare questa illusione.

Nel film il suo personaggio vive in isolamento dal resto del mondo. Vale anche per la sua carriera quasi sempre lontano dallo star system?
V.M.: Non ho mai avuto una filosofia, e non mi è mai capitato di impormi di fare certe cose piuttosto che altre. Non scelgo i film da fare in base al budget, al regista, al genere di film, semplicemente voglio far parte di storie che mi piacerebbe personalmente andare a vedere al cinema.
In che modo la tua eduzione familiare ti ha condizionato?
V.M.: Come padre e essere umano mi piace essere onesto, anche se non è sempre facile e a volte mi ritrovo a dire delle piccole bugie per non far male agli altri, ad esempio con mio figlio.
Sono d’accordo con l’idea di un modello familiare basato sull’ onesta, la curiosità e il dialogo aperto, ma non è una cosa di sinistra o di destra, non conta che tu abbia uno o sei figli, che stia in città o in mezzo al bosco, perché credo sia solo questione di buon senso.
Ciò che non condivido con questo padre è la sua inflessibilità
Mia padre lavorava tanto e non lo vedevo quasi mai, ma ho ricevuto un’educazione tradizionale. Ci ha insegnato ad andare a caccia e a pesca, a riconoscere i nomi di alcune piante, ad avere un rapporto con la natura, e tutto questo questo mi ha aiutato molto a interpretare Captain Fantastic.
Credo che il compito di un attore sia non solo capire ma anche innamorarsi del punto vista del personaggio, bisogna nutrire verso i propri ruoli un amore incondizionato.

Captain Fantastic è anche un personaggio pieno di contraddizioni…
M.R.: Ci sono molte americhe e il nostro film ne mostra tre: l’America rurale, quella ricca e quella delle zone periferiche. Vivere nella natura, imparare a usare le armi o andare a caccia, istruire i propri figli a casa o secondo le regole della fede cristiana viene considerato spesso come una cosa di destra, ma non è detto che sia sempre così.
Tutti i protagonisti del film sono condizionati dal dolore e mi piace la loro capacità di cambiare sempre prospettiva e rimettere in discussione tutto ciò che ti avevano fatto credere fino a un attimo prima.
V. M.: Adoro i personaggi contraddittori e i film che continuano a sorprenderti, dove non ci  sono né cattivi né buoni. In Captain Fantastic tutti amano questi sei ragazzini. Il mio personaggio è contro l’intolleranza, è aperto al cambiamento e vuole difendere le proprie opinioni, fino a quando non si renderà conto che sta cominciando a comportarsi come un benevolo dittatore e che non sta affatto mettendo in atto quello che insegna. Le contraddizioni per me sono qualcosa di eccezionale e sono la forza di questo film.

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Elisabetta Bartucca

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