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Prima da regista per McGregor: “Rapito dalla magia del set”

Prima da regista per McGregor: “Rapito dalla magia del set”

Ewan McGregor, 30 anni di carriera, ma ora è tempo di una prima volta. L’esordio dietro la macchina da presa arriva nel 2016 e la missione non è delle più semplici, adattare il romanzo premio Pulitzer di Philip Roth. American Pastoral arriverà in sala dal prossimo 20 ottobre in 200 copie grazie a Eagle Pictures che fu il primo distributore mondiale a credere nel film. Acquistato al festival di Cannes nel 2015 il lungometraggio vede la partecipazione di McGregor anche nelle vesti di attore, al fianco di Jennifer Connelly e di Dakota Fanning. A seguito dell’acquisto ci fu anche una promessa: McGregor sarebbe dovuto venire in Italia a promuoverlo. Ogni promessa e debito e allora l’attore di Trainspotting e di Star Wars è arrivato nella capitale per l’evento di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma, accompagnato dalla splendida Jennifer Connelly.

“Dirigere un film è un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Erano anni che volevo farlo – racconta McGregor ai giornalisti in sala – Ed essere coinvolto in una serie di conversazioni creative, prima con gli sceneggiatori, poi con il direttore della fotografia, con il montatore, mi ha arricchito come professionista e come persona. Il cinema è un lavoro di collaborazione e io sono stato letteralmente rapito dalla magia del set”. L’attore scozzese non nega di aver imparato molto dai grandi registi con cui ha collaborato in passato. “Si prende qualcosa da tutti, da quelli bravi e da quelli meno bravi. Certo, se proprio devo fare un nome dico Danny Boyle“. E proprio col regista di The Millionaire e Steve Jobs McGregor è tornato a lavorare per l’atteso sequel di Trainspotting. “È stato bello ritrovare tutti dopo tanto tempo”, ha commentato.

Quanto alla difficoltà dei temi trattati e dell’adattamento di Pastorale Americana McGregor confessa di non aver conosciuto il romanzo al momento di accettare l’incarico. “A convincermi è stata la sceneggiatura. Mi ha commosso e non è una cosa che capita spesso quando si legge una sceneggiatura. Poi sono un padre di quattro figlie e il racconto di un conflitto generazionale, di un padre dalla vita apparentemente perfetta e del difficilissimo rapporto con la figlia non poteva non colpirmi”.

Per Jennifer Connelly infine si tratta di un ritorno sempre gradito in Italia, dove aveva recitato per il Phenomena di Dario Argento. Visto il trentennale del suo film più famoso, Labyrinth, impossibile non chiederle di quel ballo da leggenda con un’icona come David Bowie. “Ero giovanissima – racconta – non avevo mai ballato, indossavo un vestito e mi sentivo goffa. Ma lui ha scherzato, ha fatto delle battute, ha fatto di tutto per farmi sentire a mio agio. Era un gentiluomo”.

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Marcello Lembo

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