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Domani: visioni positive del futuro

Domani: visioni positive del futuro

Caso cinematografico dell’anno in Francia, dal 6 ottobre il documentario Domani di Cyril Dion e Mélanie Laurent arriva anche nelle nostre sale. Partendo dalla minaccia di un’imminente catastrofe, i due registi vanno in giro per il mondo alla ricerca di quelle soluzioni che mirano a migliorare i cinque pilastri delle nostre società: agricoltura, energia, economia, democrazia e istruzione.

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Ad ogni problema, la sua (possibile) soluzione. È questa la logica che sta alla base di Domani, il documentario diretto da Cyril Dion e l’attrice Mélanie Laurent che dal 6 ottobre approda nelle sale italiane, dopo aver riscosso un grande successo in Francia.
Partendo da uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista Nature realizzato da Anthony Barnosky, biologo all’Università di Berkeley, e Elizabeth Hadly, ricercatrice all’Università di Stanford, che annuncia un crollo generalizzato dei nostri ecosistemi e, quindi, la fine delle condizioni che rendono possibile la vita sulla Terra, i due autori viaggiano per il mondo alla ricerca di quelle soluzioni che possono cambiare lo stato delle cose.

Dal sogno del progresso, che ha mostrato tutti i suoi limiti e ci ha messo davanti sempre più grandi, numerosi e imminenti pericoli, è necessario passare ad un nuovo sogno, mostrando tutti quei modelli e idee di agricoltura, economia, gestione energetica, istruzione e democrazia che in alcune parti del mondo hanno attecchito e stanno dimostrando quanto il cambiamento sia fattibile.
Le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti e sono interconnesse tra loro: non si può cambiare il modello agricolo senza cambiare quello energetico; non si può cambiare il modello energetico senza pensare ad una revisione dei modelli economici che gestiscono il territorio, ma per fare questo occorre cambiare gli esseri umani, attraverso un nuovo modello di istruzione. Ma tutti questi cambiamenti sono possibili solo se siamo disposti a mutare anche i nostri sistemi democratici. Usando un approccio pedagogico, dettato dall’esigenza di arrivare al più vasto pubblico possibile, i due registi, senza mai essere pedanti, ci mostrano come questi cinque capisaldi delle nostre società siano strettamente connessi tra di loro e quanto i nostri stili di vita odierni influiscano sulla loro organizzazione.

Diviso, appunto, in cinque capitoli, Domani non è il classico documentario che attacca, demonizza, condanna o analizza freddamente. Realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding sul web, che ha permesso di raccogliere 450mila euro, Domani è un’infusione di positività: cerca di costruire una nuova opinione nelle persone, le invita ad attivarsi, propone una serie di soluzioni e contribuisce a costruire un nuovo immaginario per il futuro.
Dall’esempio di rinascita di Detroit, che nel 2013 dichiarò fallimento a seguito della crisi economica che colpì la sua industria dell’automobile, all’uso dell’agroecologia al posto dell’agricoltura industriale; dalla riorganizzazione urbanistica a favore di energie rinnovabili e l’introduzione di sistemi di compostaggio locali, fino alla nascita di monete complementari a circuito chiuso; dai sistemi di (vera) democrazia partecipativa, come quello che ha permesso all’Irlanda di scrivere una nuova Costituzione, fino ad una nuova visione della scuola, dove i bambini imparano a collaborare tra loro: Domani non vuole dare risposte assolute, ma vuole semplicemente raccontare una storia. E lo fa scegliendo la forma del road movie così da permetterci di vedere i volti di tutte quelle persone che si sono rimboccate le maniche e hanno iniziato a pensare a nuovi modi di affrontare le sfide che il mondo (e, soprattutto, il modo in cui lo abbiamo gestito fino ad ora) ci mette davanti.
Domani è un documentario che contagia grazie all’entusiasmo e alla speranza di cui è intriso, che ci invita a mobilizzarci, affinché queste sfide non vengano rimandate, ma trovino sin da subito una soluzione.
Importante, necessario e assolutamente da non perdere.

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Augusto D'Amante

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