LOGO
,,

De Angelis: “Le mie gemelle Indivisibili in fuga da una vita-reality”

De Angelis: “Le mie gemelle Indivisibili in fuga da una vita-reality”

Due gemelle siamesi, una storia di ribellione, uno slancio verso la libertà. Indivisibili, terzo film di Edoardo De Angelis, era indicato da molti, Paolo Sorrentino in primis, come il candidato ideale per rappresentare l’Italia agli Oscar. Alla fine è stata fatta una scelta diversa ma resta la forza di un film che ha riscosso applausi e ovazioni al di qua e al di là dell’oceano. Il regista, le due giovanissime e talentuose protagoniste, Marianna e Angela Fontana, i co-sceneggiatori Nicola Guaglianone e Barbara Petronio hanno incontrato la stampa a Roma in occasione della consegna del Premio Pasinetti e hanno raccontato questo splendido film che uscirà in 150 copie il prossimo 29 settembre.

Dopo la premiere di Venezia il film è stato presentato anche al festival di Toronto. Com’è stata l’accoglienza?
Edoardo De Angelis: È stata un’accoglienza calorosa che non ci aspettavamo. E a ben vedere il film ha suscitato le medesime emozioni a Venezia, a Toronto, a Napoli. Segno che radicare un racconto, legarlo a un territorio, non vuol dire necessariamente ghettizzarlo. Ci dimostra anzi quanto siano potenti le emozioni universali.

Marianna, Angela, cosa ha significato per voi questo film?
Marianna Fontana: Ci ha fatto crescere, ci ha insegnato a vivere. Ci ha aiutato a capire cosa sono la libertà e l’indipendenza, a superare la timidezza. Certo non è stato facile. Non è facile camminare con tre gambe.

Angela Fontana: Noi siamo gemelle, è vero. Ma essere siamesi è più difficile. Vivere un’esperienza del genere sulla nostra pelle è una cosa che fa male, ma fa anche crescere.

Un ruolo importante nel film lo recita anche la colonna sonora, che porta la firma eccellente di Enzo Avitabile.
De Angelis: La colonna sonora del film è articolata su tre livelli. Ci sono le musiche che rappresentano la mia vita. Le percussioni dei Bottari di Portico di Caserta, che suonano come strumenti le botti da vino,  ed Enzo Avitabile con il suono etereo di quello che lui chiama saxello. Ci sono le canzoni che cantano le ragazze nel film, alcune composte da Enzo. E c’è un terzo livello che non è udibile allo spettatore. Ogni sera quando provavamo la scena mettevo in sottofondo la musica dei bottari, volevo che gli attori si muovessero a quel ritmo. Ovviamente al momento di girare i suoni non c’erano ma sono rimasti dentro le performance degli attori.

Cosa ha ispirato la storia di questo film, vi siete rifatti a un episodio realmente accaduto?
Nicola Guaglianone: La principale fonte d’ispirazione è stata un articolo del New York Times che raccontava la storia di due gemelle siamesi. Due persone che vivevano in simbiosi e che quando parlavano di loro stesse non potevano che usare il pronome “noi”. Quando scrivo la prima cosa che faccio è immaginarmi una locandina, anche per aiutarmi a dare un tono alla scrittura. E la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’immagine di due water uno a fianco all’altro. Che vuol dire condividere anche quello che è un momento di intimità assoluta. La storia è quella di due persone costrette a usare il noi e volevo dare loro la possibilità di dire per una volta “io”.

Marianna, Angela, voi avete esordito come attrici ma siete anche cantanti. In quale campo vi piacerebbe avere più successo?
Marianna Fontana: L’importante è emozionare. Solo questo è il nostro scopo.

Il viaggio di Viola e Desy, la via che le porta alla separazione, può essere considerato un esempio di egoismo positivo?
De Angelis: Il loro è uno slancio di vita. Fuggono dal reality perenne che è la loro quotidianità. Vorrei tanto farle parlare con quelle loro coetanee che invece cercano la ribalta.

Come sono stati assegnati i ruoli?
De Angelis: A un certo punto ho chiesto alle ragazze di assegnarseli da sole. Loro sono solo gemelle ma sono quasi siamesi e le ho trovate che erano già a uno stadio molto maturo dell’interpretazione. Non è la prima volta che lavoro con degli esordienti. Pensavo di dover bilanciare l’inesperienza affiancando loro gli attori professionisti, ma non ce n’è stato bisogno. Anzi la bravura dei professionisti ha fatto da rilancio. E la loro grande attitudine al lavoro, la loro rettitudine la dimostra anche l’impegno messo in campo. Non solo sono state sempre legate, abbracciate, ma hanno dovuto correre e nuotare come fossero una persona sola e non è una cosa da poco. Per simulare il legame fisico è stato usato del silicone medico che richiedeva 5 ore di trucco oltre alle 10 ore di lavorazione giornaliera. Quindi grande stress fisico ma non solo, Angela e Marianna si sono gettate a capofitto nel ruolo. Hanno tenuto un diario segreto che hanno scritto come fossero Viola e Desy e che io ho deciso di non leggere per rispettare la loro privacy. E la scelta di girare il film in sequenza ha contribuito a costruire le emozioni.

Nel film ti ritagli anche un piccolo ruolo, come faceva Alfred Hitchcock
De Angelis: Volevo salvarle quelle ragazze. Sul set sono stato il loro terzo gemello. Ho provato grande empatia per loro.

Come si colloca Indivisibili rispetto ai tuoi film precedenti?
De Angelis: Mozzarella Stories, la mia opera prima, era un film corale. Con il secondo Perez. il campo si era ristretto a un solo protagonista. Con Indivisibili lo sguardo si è fatto ancora più ravvicinato, un primo piano, anche se è un primo piano a due. E così ogni campo è anche un controcampo. Inizialmente però Indivisibili non avrebbe dovuto essere così. La storia era molto più ampia. Poi abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di seguire le due gemelle, di far diventare lo spettatore un terzo gemello. E anche la messa in scena è stata diversa, abbiamo rinunciato allo spezzettamento delle riprese. Ogni scena è girata interamente in uno o più piani sequenza. Con questo film abbiamo trovato una cifra stilistica che riesce ad esprimere emozioni in maniera più diretta.

Della musica abbiamo già parlato ma a colpire in Indivisibili sono anche i luoghi.
De Angelis: Castel Volturno, il litorale domizio, sono posti malinconici che presentano una bellezza ormai ferita, luoghi che portano addosso delle cicatrici profonde. Eppure da qualche parte c’è sempre una betoniera, c’è qualcosa che suggerisce una volontà di ricostruire, di ripartire. Era l’ambiente ideale per raccontare una storia come quella di Indivisibili.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top