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Bridget Jones’s Baby: la freschezza ritrovata

Bridget Jones’s Baby: la freschezza ritrovata

Un ritorno in grande stile per la single più goffa dl’Inghilterra: quindici anni dopo il primo film, Renée Zellweger riveste i panni di Bridget Jones in uno dei sequel più riusciti di sempre, Bridget Jones’s Baby. Ad affiancarla, Colin Firth e la new entry Patrick Dempsey. In sala dal 22 settembre.

3stelle

Dimagrita, single, in carriera e incinta. Ecco la nuova Bridget Jones che dal prossimo 22 settembre irromperà con la sua ritrovata simpatia nei cinema italiani, grazie al terzo film a lei dedicato: Bridget Jones’s Baby. Dopo il fallimentare Che pasticcio Bridget Jones!, affidato alla regia di Beeban Kidron, la serie ritrova la regista del primo, epocale, film, Sharon Maguire, e, con lei, una certa freschezza e la voglia di far ridere in maniera intelligente.
Dopo aver chiuso la sua storia con Mark Darcy (Colin Firth), Bridget (Renée Zellweger) è di nuovo sola nel suo appartamento a festeggiare il suo compleanno. Immersa nel suo nuovo lavoro di produttrice di un notiziario televisivo, Bridget accetta l’invito di una sua collega per un festival tutto musica e sesso e qui conosce l’affascinante americano Jack (Patrick Dempsey). Qualche giorno dopo, ad un battesimo, ritrova Mark e tra i due sembra riaccendersi la fiamma. Ma Bridget, ricordando la loro precedente relazione, decide di andare via, fino a quando, un giorno, non scopre di essere incinta. Chi sarà il padre?

Difficile non riuscire a spoilerare i vari colpi di scena (il primo è dopo circa tre minuti dall’inizio) presenti in quello che può essere ritenuto il miglior sequel dell’anno: Bridget Jones’s Baby, a parte il volto di Dempsey, non porta assolutamente nulla di nuovo con sé, ma con successo veste di nuova freschezza l’intera storia, impresa alquanto difficile dopo il pessimo sequel del 2004.
Sin da subito veniamo catapultati nel mondo dei ricordi, con una Bridget sola e triste che festeggia il suo compleanno. Stavolta, però, le note di All by myself vengono messe da parte per fare spazio a quelle di Jump Around degli House of Pain: chiara dimostrazione del fatto che la ritrovata Bridget ha imparato tanto dalle sue esperienze passate.

Dimenticata la goffaggine dei primi film (e meno male!), la sceneggiatura della Maguire e di David Nicholls, passata per le mani anche di Paul Feig (Ghostbusters) e Dan Mazer (Borat, Brüno), con la costante supervisione di Helen Fielding e, soprattutto, la revisione finale di Emma Thompson, non delude mai: ci si stanca solo a furia di tenere la bocca aperta per le tante risate, perché Bridget Jones’s Baby è una commedia davvero spassosa, che non scade mai nel ridicolo.

Merito lo dobbiamo riconoscere anche al cast. Iniziamo da lei, Renée Zellweger, che dopo quindici anni rispolvera tutto il bello di un personaggio così amato: il pericolo di farlo diventare una macchietta piuttosto blanda (c’era andata vicinissimo con il secondo film), viene elegantemente scampato e l’attrice Premio Oscar riesce ad andare ancora più in profondità nel suo personaggio, portando sullo schermo una donna fragile non più vittima degli eventi, ma pienamente consapevole di quello che fa. Colin Firth dimostra che di Mark Darcy non si è stancato e, anzi, lo ripropone mostrando a tutti quanto si sia divertito a girare questo nuovo capitolo. Impeccabile anche Patrick Dempsey: quello di Jack Qwant è il ruolo giusto per l’attore per scollarsi di dosso quello del Dr. Shepherd di Grey’s Anatomy e l’inizio di una nuova fase nella sua carriera. Meritano di essere citate anche Emma Thompson, nei panni della spassosissima ginecologa, e Sarah Solemani, in quelli della scatenata collega di Bridget, Miranda.
Se da un lato ci si dispiace per la mancanza di nuovi spunti, per la trama piuttosto nota e per la decisione da parte della produzione di esplorare un territorio fin troppo sicuro, dall’altro non possiamo non sottolineare come Bridget Jones’s Baby centri pienamente il suo obiettivo: quello di intrattenere senza mai stancare il suo pubblico.

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Augusto D'Amante

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