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Roma Creative Contest 2016: La parola al direttore

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“Un festival che sia per i partecipanti concreta e reale occasione di crescita”. E’ con questa dichiarazione di intenti che il Roma Creative Contest torna nella capitale dal 17 al  25 settembre. Promosso e organizzato da Image Hunters con la Presidenza onoraria del premio Oscar Giuseppe Tornatore e con Gabriele Mainetti Presidente di Giuria, quest’anno il programma si arricchisce di ulteriori appuntamenti che non deluderanno i cinefili più esigenti. Come ci racconta il direttore Raffaele Inno.

Come e perché è nato il Roma Creative Contest?
Il Roma Creative Contest è nato dalla volontà di creare uno spazio di promozione e confronto per i giovani cineasti, un luogo che incoraggiasse alla condivisione in un atmosfera di festa. Fulcro dell’iniziativa sono i cortometraggi, ci impegniamo affinchè il Festival sia per i partecipanti un occasione di crescita concreta, premiando i vincitori con incentivi di produzione utili a realizzare nuovi progetti e distribuendo poi, i loro lavori in un network internazionale che cresce di anno in anno. Col passare delle edizioni l’evento si è ampliato, arricchendosi sia di attività volte alla formazione: incontri, workshop, masterclass – che di momenti dedicati all’intrattenimento: concerti e mostre, ai quali nell’ultima edizione hanno aderito più di 6.000 persone.

Lo staff del festival è molto giovane. Questo si traduce in un’impostazione particolare del Festival?
La manifestazione è nata e continua ad esistere grazie ad un gruppo di lavoro molto giovane, legato prima di tutto da una forte amicizia, cosa che ci motiva ed entusiasma; mi piace pensare che la stessa energia e positività si possa trasmettere al Festival. La chiave è il divertimento, senza il quale sarebbe difficile avvicinare il pubblico alla cultura del cortometraggio e del cinema nuovo.

Quali sono i criteri di selezione dei cortometraggi?
Ogni anno ci capita di vedere i cortometraggi più disparati, essendo il concorso aperto a corti di ogni genere, italiani e internazionali. Il festival premia, tra gli autori più giovani, quelli che dimostrano maggior maturità artistica e dimestichezza con il linguaggio del cinema “breve”. Per i giovani registi misurarsi con la brevità non è semplice, ma il limite va colto come stimolo per imparare a raccontare l’essenziale in modo efficace, ed a personalizzare il proprio linguaggio. Fondamentalmente è questo quello che cerchiamo. Allo stesso tempo non manca l’attenzione per la tecnica, il Festival premia tutte le figure coinvolte nella lavorazione di un progetto, dallo sceneggiatore al musicista.

Il festival è un’occasione per confrontare prodotti italiani con quelli di altri Paesi. Quali sono i più vitali?
Le cinematografie Europee più vitali si riscontrano nel Regno Unito, in Spagna, Francia e Danimarca, oltremanica la cinematografia Statunitense è quella più prolifica e organizzata. L’Italia sotto alcuni aspetti rimane un passo indietro, ma è innegabile ci sia un gran fermento creativo e che i talenti non manchino. A supporto manca un sostegno, un progetto a lungo termine affinché gli autori e le loro opere entrino più spesso a contatto con un pubblico dalla P maiuscola, il pubblico delle sale e dei circuiti cinematografici. Quello che i nuovi registi devono imparare dall’estero è costruire i progetti in un ottica lungimirante, sia in termini di solidità produttiva – quindi la maturità di interpretare il set come momento di confronto professionale, in cui è indispensabile che concorrano tutte le figure professionali – sia in termini distributivi – spendibilità nei festival e nei mercati stranieri.

Per la prima volta avete lanciato l’iniziativa Pitch in the day per mettere in contatto gli autori con i produttori…
Pitch in the Day si rivolge ad autori emergenti che avranno la possibilità di presentare il proprio soggetto cinematografico alle più attive produzioni italiane. Oltre alla possibilità di veder realizzato il proprio progetto, il vincitore verrà premiato con 1.000 euro messi a disposizione da Road To Picture Film e Opereprime.org.

Perché in Italia non esiste una vera e propria industria del corto?
Perchè c’è poca cultura. Finché il cortometraggio verrà considerato un genere minore rimarrà lontano dal grande pubblico e da certi circuiti.

Cosa servirebbe per stimolarla? Internet aiuta a sviluppare il mercato?
I Festival in questo senso hanno una grande responsibilità, sta a loro, innanzitutto, la capacità di coinvolgere e formare il pubblico, quindi creare attenzione su argomenti, nel nostro caso, considerati di “nicchia”. In questo senso, internet è un mezzo trasversale e vantaggioso, sia per promuovere con efficacia realtà come la nostra e di riflesso i suoi contenuti, sia come piattaforma di distribuzione e fruizione, anche a pagamento, di film e cortometraggi.

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La redazione

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