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Demolition: Della morte e dell’amore

Demolition: Della morte e dell’amore

In sala dal 15 settembre il terzo lungometraggio di Jean Marc Vallée. Un melò sui generis sulla elaborazione del lutto, che può contare su uno dei miglior attori della sua generazione: Jake  Gyllenhaal.

3stelle

 

 

 

“Se vuoi aggiustare qualcosa, devi smontare tutto e capire cos’è importante”. Dopo la tragica morte della moglie in un incidente d’auto, Davis Mitchell passerà intere giornate a cercare di riparare cose: che sia un distributore di merendine o il frigorifero di casa, un rubinetto che si è messo a fare i capricci o le lampadine di un salotto che fanno luce a intermittenza. E prima di ripararle le fa a pezzi, casa compresa. Il piacere sarà rimettere insieme quei frammenti e ricomporre il puzzle. Il nostro ‘demolitore’ ha il volto di Jake Gyllenhaal, attore che definire camaleontico sarebbe un eufemismo; negli ultimi anni ha saputo infatti dar vita ai ruoli più provocatori, folli  e meno consolatori del cinema contemporaneo (dal recente Nocturnal Animals a Lo sciacallo-The Nightcrawler).

In Demolition Jean Marc Vallée non gli permette di sottrarsi a questa regola; terzo lungometraggio del regista consacrato da Dallas Buyers Club, il film arriva nelle sale italiane ben un anno dopo il passaggio al Festival di Toronto e costruisce attorno al personaggio di Davis un’elaborazione del lutto che esula dalle tradizionali catarsi post perdita. E che avrà inizio con un banale reclamo alla società di distributori automatici dell’ospedale in cui Davis vedrà morire sua moglie: un insignificante malfunzionamento darà il via ad una serie di lettere al servizio clienti, che con il tempo assume i connotati di una personalissima confessione. Ad accogliere il suo sfogo dall’altra parte del telefono, la responsabile Karen (Naomi  Watts), donna irrisolta con tanto di figlio adolescente (Judah Lewis) sulle spalle alla ricerca di una propria identità sessuale.

In compagnia di due perfetti sconosciuti Davis imparerà a metabolizzare il dolore che non è riuscito a condividere con la famiglia della defunta compagna, ma per farlo dovrà decostruire, scomporre, prendere a picconate tutta la sua vita precedente, rimettendo persino in discussione la propria relazione, colpevolizzandosi per non aver saputo ‘curarla’ abbastanza, dissotterrando vecchi conflitti con quei genitori così composti e affranti dalla sofferenza.
Svuotato, incapace di concedersi un pianto liberatorio, isolato nel suo personalissimo modo di vivere la perdita, Davis non ha altri mezzi per sopravvivere se non quelli che la bizzarra amicizia con un ragazzino rockettaro e sua madre potranno offrirgli tra le pieghe di un quotidiano completamente nuovo: capiterà così di vederlo scatenarsi in balli improbabili, cantare e distruggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano. Un melò sui generis non sempre perfetto nella scrittura, a tratti discontinuo, ma che riporta  Vallée al suo cinema e che deve gran parte del merito a una straordinaria squadra di attori: imprevedibili, reali e capaci di dare vita a stati emotivi e sensoriali altrimenti irraccontabili.

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Elisabetta Bartucca

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