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Venezia 73: Nocturnal Animals, Tom Ford: “Sono un regista vecchio stile”

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Sono passati sette anni dal suo esordio sul grande schermo, da quel A single man che proprio a Venezia nel 2009 valse la Coppa Volpi a Colin Firth, consacrando il suo stile fatto di equilibrio, rigore, compostezza senza sacrificare la dimensione emotiva. Era arrivato al Lido da stilista, ne sarebbe uscito regista a pieno titolo con la convinzione e la speranza che ci avrebbe deliziato ancora.
E così è stato: oggi Tom Ford torna al Festival con la sua seconda opera dietro la macchina da presa, Nocturnal Animals, adattamento del romanzo di Austin Wright, ‘Tony e Susan’, che rivela la ferocia e il rigore necessari a raccontare un’epopea dei nostri tempi. Con un artificio ben noto al cinema, quello della storia nella storia, trattato con un’originalità senza precedenti.
A presentare il film a Venezia insieme al regista anche parte del cast: Jake Gyllenhaal, Amy Adams e Aaron Taylor-Johnson.


Cosa ti ha catturato della storia tra Susan ed Edward?

Tom Ford: Sono individui per i quali la lealtà è molto importante e la loro è la storia di chi trova qualcuno e si attacca a lui senza più lasciarlo andare, e ti avverte di quello che può accadere nella vita quando incontri persone del genere.

Come ha lavorato all’adattamento del libro da cui è tratto il film?
T.F.: Non puoi restituire l’essenza di un libro se decidi di tradurlo letteralmente, un film che parte da questo presupposto non potrà mai ricreare le stesse sensazioni.
Il romanzo è un monologo interiore del personaggio di Susan, interpretato da Amy, e abbiamo dovuto creare delle scene che raccontassero visivamente quello che sentiva. Uno dei principali cambiamenti è quello dell’ambientazione che si sposta così dal Nord Est americano al Texas Occidentale; una zona che conosco talmente bene da poter raccontare questa storia con grande verità.

Come ha avuto l’idea di preparare la meravigliosa sequenza di apertura?
T.F.: Volevo ambientare la vicenda nel mondo contemporaneo ed enfatizzarne l’assurdità. Tutto è reale nel film, non mi piacciono le pellicole che sanno di artificiale; mi sono chiesto quindi come avrebbe lavorato un artista europeo che arriva in America, dove tutto è esagerato e sopra le righe, e si ritrova davanti una cultura americana che va a pezzi. Era un’idea così bella e libera da tutte le convenzioni della nostra cultura, che vanno abbandonate. Oggi nessuno può dirci quale aspetto debbano avere uomini e donne, bisogna lasciar andare l’idea di come dovremmo essere per diventare i nostri veri sé. Volevo tirarvi dentro al mio film.

Jake, Amy, Aaron, perché volevate far parte di questo film?
Jake Gyllenhaal: All’inizio mi ha convinto il colore della carta su cui era stata stampata la sceneggiatura: il rosso, che ha cambiato e definito il mio modo di leggerla. È un colore molto speciale, è mio ed è una storia molto personale, mi ha colpito. Andando avanti nella lettura ho capito di avere tra le mani una delle migliori sceneggiature che avessi mai letto: affascinante, emotiva e in grado di dirci dove siamo oggi culturalmente. Capace di riflettere sulla violenza della nostra quotidianità e su cosa succede quando lottiamo contro il dolore.
Quando ho parlato con Tom per la prima volta, mi ha detto: “Questo sono io, devo raccontare questa storia!”. E se qualcuno te lo dice tu l’accetti oppure no. E io ho accettato.

Amy Adams: Ho avuto la sensazione che si trattasse di una storia molto personale e dopo averla letta la prima volta l’ho trovata così fluida da chiedermi come si sarebbe potuto rendere quel flusso di emozioni. Volevo far parte di questa storia di dolore, per aver perso qualcosa, per averci rinunciato.

Aaron Taylor-Johnson: Tom mi ha presentato un personaggio straordinario, mai incontrato prima. Faceva parte dell’immaginario di Susan e ne abbiamo parlato a lungo. Mi sono completamente affidato a lui, senza la sua guida non ce l’avrei fatta.

Nocturnal Animals dimostra uno straordinario equilibrio e compostezza. Le immagini sono sempre affascinanti anche nei momenti più cruenti. Come ci ha lavorato da regista e da designer?
T. F.: Penso che lo stile debba servire la sostanza, non siamo solo stelle, bisogna far parte della narrazione. Non farei mai una scelta stilistica che non sia collegata con la storia.

Amy, leggiamo il libro di Edward tramite i tuoi occhi, attraverso il tuo monologo. Come hai lavorato su queste emozioni?
A.A.: La lettura di Tom mi ha aiutato molto, quando ho iniziato a preparare Susan non mi piaceva come personaggio perciò ho dovuto trovare qualcosa che mi piacesse di lei. Tom è stato molto paziente concedendomi lo spazio necessario a trovarla e lasciando che la macchina da presa potesse catturare il momento giusto.

Qual è stata la vostra impressione dei personaggi appena letta la sceneggiatura? E l’ultima?
A.T.J.: Succedono cose molto dure al protagonista di questo film. Anche io sono un padre di famiglia, ho moglie e figli ed era interessante che Tom avesse pensato a me per il ruolo di Ray. Non è stato facile perché non avevo grande fiducia quando ho iniziato e non sapevo dove andare ad attingere per trovare quelle emozioni. Lui invece aveva una visione precisa dalla quale dovevo lasciarmi guidare. Abbiamo fatto molte ricerche pensando ad esempio a serial killer come Ted Bundy e Jeffrey Dahmer. Non era bello approfondire questi personaggi, ma mi sono fatto aiutare da Tom e alla fine Ray è cresciuto diventando qualcosa di molto diverso rispetto alla mia prima impressione. Mi ha spaventato, è una persona che incute timore e allo stesso tempo è carismatica e pericolosa per la sua imprevedibilità.

J. G.: Quando mi mandarono la sceneggiatura ho pensato a come sviluppare il personaggio dal punto di vista fisico ed emotivo. Poi mi sono detto: “Ecco che arriva un tipo che non sa come fare a proteggere le persone che ama”. Era molto interessante per me. Tony ha due gambe e un cuore che batte, cammina e vive come le altre persone, sembra non abbia altri organi e alla fine vive la sua redenzione credendo in ciò di cui aveva avuto sempre paura: la violenza.
Della sceneggiatura mi piace questa specie di tuono in sottofondo, le sfumature; Tom parla con lo stesso ritmo del film, è elegante, espressivo e terrificante.

A.A.: All’inizio mi sembrava che Susan non fosse autentica, poi mi sono resa conto della verità che il personaggio esprimeva e di quello che stava succedendo sotto la superficie.

Tom, che regista vuole essere?
Quello che sono già: uno vecchio stile!

About the author
Elisabetta Bartucca

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